Sicurezza
I maestri artigiani degli organi a canne
Filippo Cioni
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Luciano e Luca ChicchiLa Chicchi da oltre mezzo secolo costruisce strumenti di livello assoluto
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CERRETO GUIDI. Una tradizione che dura da tre generazioni, un sapere che si tramanda da oltre mezzo secolo. La loro attività non è certo di quelle comuni e proprio per questo assume un fascino particolare. Dal 1957 la famiglia Chichi costruisce organi a canne, lo ha fatto per chiese e conservatori in Italia e all'estero, spostandosi da Mondovì (Cuneo) a Sovigliana e poi a Cerreto. È qui che adesso sorge la "Chichi Organi", dove papà Luciano e i figli Luca e Marco hanno preso in eredità i saperi che furono di nonno Rosario. Chi visita l'azienda entra in un mondo dove pazienza, perfetta conoscenza dei materiali e precisione chirurgica rappresentano una regola ferrea. «Costruire un organo a canne li richiede tutti e tre - dice Luciano Chichi - anche una piccola imperfezione può trasformare un ottimo lavoro in un pessimo strumento». La famiglia Chichi ha costruito per l'Italia e l'estero. Nella Penisola si trovano strumenti un po' ovunque, dal Veneto alla Sicilia, ma anche a Empoli (l'organo della collegiata di Sant'Andrea) e Sovigliana (lo strumento nella parrocchia di San Bartolomeo). All'estero manufatti dei Chichi sono finiti in Svizzera e nelle Filippine. La "Chichi" costruisce organi di ogni dimensione, sia a trasmissione meccanica sia elettrica. «Tutto viene fatto a mano - spiega Luciano Chichi - eccetto l'utilizzo iniziale di un programma computerizzato che ci permette di realizzare un modello dello strumento che dobbiamo costruire. Dopodiché iniziamo a realizzare le singoli parti, dalle canne alle componenti interne e esterne, compreso un attento lavoro di falegnameria. Scegliamo i legni più adatti per ogni singola parte dell'organo, spesso si tratta di legnami che vengono da una lunga fase di stagionatura. Stesso discorso vale per le pelli a concia specifica per organi che si utilizzano per chiusure e guarnizioni. Chi acquista un organo vuole uno strumento che duri decenni o secoli, dunque la scelta del materiale è fondamentale». A questo punto arriva l'assemblaggio e la prova, fatidica, del suono. La regola che l'organaro sa alla perfezione è questa: se lo strumento è costruito alla perfezione anche il suono sarà altrettanto perfetto. Ultima tappa è l'accordatura, che avviene solo una volta che l'organo è stato collocato nella sua dimora finale. La famiglia Chichi si occupa anche di restauro, lavoro certosino che viene eseguito sempre nell'azienda. Un lavoro frutto di un'accurata documentazione, impegno, pazienza nel leggere tra i materiali le caratteristiche originarie di ogni componente. Si inizia con la catalogazione e lo studio storico dei manufatti per individuare le modalità di intervento e quindi recuperare, risanare e a volte anche ricostruire tutte le parti che compongono lo strumento. «Sui tempi di costruzione e restauro andiamo da qualche mese per gli strumenti più piccoli fino anche a due tre anni per realizzare quelli più grandi» spiega Luciano Chichi. Luciano, Marco e Luca hanno già pronti alla consegna tre strumenti. «Ma non solo - conclude Luciano - il 15 ottobre alla nostra azienda organizziamo un "Organ Day", una giornata dedicata a organisti e appassionati del settore che potranno immergersi nella musica e seguire due interessanti relazioni sul tema dell'organaria italiana. Sarà anche un modo per scambiarsi opinioni e conoscenze. Anche questo settore ha risentito della crisi e stare uniti tra produttori e fruitori è importante».
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