La manifestazione
Antidepressivi al figlio di 4 anni
Il bimbo finisce in coma, la madre imputata in tribunale
2 MINUTI DI LETTURA
EMPOLI. Il farmaco con cui curava le sue ansie e la sua angoscia lo somministrava al figlio di quattro anni, pensando chissà in base a quale pulsione mentale di aiutarlo a stare meglio, a non piangere, ad acquietarsi. È l'accusa che pende su una giovane madre del circondario, imputata di lesioni aggravate. In un caso il piccolo è finito all'ospedale, praticamente in coma. I medici del San Giuseppe non riuscivano a risvegliarlo, per questo lo trasferirono a Genova, all'ospedale pediatrico Gaslini. Lì il bimbo riuscì a riprendersi, lì i dottori capirono che a causare quello stato di torpore assolutamente innaturale era stato un farmaco, un antidepressivo dal potente effetto sedativo, che la madre assumeva da tempo. Inevitabile l'inchiesta della magistratura che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per la donna, una operaia trentacinquenne, da poco separata dal marito. Lesioni personali è il reato contestato dal pm Valentina Manuali, aggravato dal fatto che esiste un legame di parentela tra vittima e presunto colpevole e anche dal fatto che il male sarebbe stato fatto al bimbo attraverso sostanze venefiche. Il giudice per le udienze preliminari ieri doveva decidere se accogliere la richiesta della pubblica accusa e fissare la data di avvio del processo oppure se respingere l'istanza e prosciogliere la madre dalla grave imputazione. A causa di un problema del tribunale, il gup Alessandro Monesi ha dovuto rinviare l'udienza al 26 ottobre. Nel frattempo gli avvocati difensori della donna, Antonio Voce e Luca Tafi, valuteranno se chiedere il rito abbreviato davanti al gup. Il piccolo intanto è stato affidato al padre, che vive separato dalla moglie e che accudisce il bimbo insieme ai familiari. Resta da capire, sempreché venga confermato che sia stata effettivamente la madre a somministrare l'antidepressivo al figlio (la donna sostiene di non ricordarsi di averlo fatto), il perché di un comportamento così assurdo quale appunto mettere a repentaglio la salute di un bimbo con un farmaco di questo tipo. Secondo uno psicologo incaricato di studiare il caso, all'origine del comportamento ci potrebbe essere la cosiddetta sindrome di Munchhausen per procura, una forma di disagio mentale che spinge le madri a fare del male al figlio per potere così svolgere il ruolo di aiuto continuo e insostituibile per il bimbo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
