Sicurezza
Secondo lAutorità la consultazione non ha cambiato il metodo tariffario: «Aspettiamo nuove disposizioni»
Abolito lo sconto del 7% sulla bolletta
Francesco Turchi
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Almeno per ora nessuno sconto sulla bolletta dellacqua L'Ato ignora il referendum e i comitati la diffidano: «Intervengano i sindaci»
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EMPOLI. La bolletta dell'acqua non andrà giù neanche nei prossimi mesi. Nonostante l'esito del referendum del 12-13 giugno, quando 26 milioni di italiani hanno votato contro il 7% di capitale remunerativo per i gestori del servizio, l'Ato ha deciso di ignorare la volontà popolare, scatenando la reazione del comitato per l'acqua pubblica che diffida l'Autorità e chiede la convocazione della conferenza dei sindaci. Il quadro. Nel mirino c'è dunque l'Ato, cioè l'autorità che svolge un ruolo di garante tra affidatari dei servizi pubblici e gestori e sovrintende anche alla determinazione delle tariffe. La numero 2 del "Basso Valdarno" è costituita da 57 comuni appartenenti alle province di Firenze (compresi tutti quelli dell'Empolese Valdelsa), Pisa, Pistoia, Lucca e Siena. Il gestore unico di ambito è Acque. La prima versione. La questione del "tradimento" del referendum era già emersa alcune settimane dopo la consultazione: «Ancora - aveva spiegato il direttore generale dell'Ato, Alessandro Mazzei, il 9 luglio scorso al nostro giornale - il presidente della Repubblica non ha emanato il decreto che ratifica il risultato del referendum e che dà il via all'abrogazione delle norme. Fino a quel momento il referendum non ha valore legale e perciò noi continueremo a stilare le tariffe e le bollette sulla base del metodo che è stato disposto dal decreto ministeriale del 1996, il primo che ha introdotto la remunerazione del capitale investito». Ecco la pubblicazione. Pochi giorni dopo è arrivato quello che sembrava essere l'ultimo ostacolo all'abbattimento della bolletta. Il risultato referendario è stato sancito con il decreto numero 116 del presidente della Repubblica del 18 luglio 2011, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20 luglio. E quì avrebbe dovuto scattare il taglio. La delibera nel mirino. Ma l'Ato si è guardata bene dall'adeguarsi. Anzi, nell'assemblea consortile del 25 luglio scorso (presenti i rappresentati di soli 26 comuni su 57) ha messo nero su bianco la volontà di andare avanti per la propria strada, vista anche «l'attuale situazione di incertezza normativa, sia a livello nazionale che regionale». Per rafforzare la presa di posizione l'Ato fa suo l'indirizzo assunto dall'Anea (Associazione nazionale autorità di ambito) «confermata - si legge nella delibera - anche da altri autorevoli pareri legali acquisiti», in base alla quale «in attesa dell'emanazione da parte del governo di un nuovo sistema tariffario, appare ragionevole che si continuino ad applicare all'utenza le tariffe approvate ai sensi dell'attuale normativa di riferimento per la determinazione della tariffa, ovvero del cosiddetto "metodo normalizzato" di cui al decreto ministeriale 1º agosto 1996, non toccato formalmente dall'abrogazione referendaria». Insomma, i cittadini hanno bocciato la remunerazione del capitale investito, ma non il metodo tariffario, che di conseguenza resta invariato. Come la bolletta. Secondo i comitati è un modo di arrampicarsi sugli specchi, anche se l'Ato assicura «la ferma volontà di seguire con attenzione l'evoluzione del quadro normativo ed interpreptativo, anche mediante incontro con le associazioni interessate». Ma i comitati, guidati da quello dell'Empolese Valdelsa "2 Sì per l'acqua bene comune" giurano battaglia: hanno inviato all'Ato 2 una diffida «ad applicare con tempestività l'esito del referendum», chiedendo che venga «senza indugio convocata l'assemblea dei sindaci con un unico punto all'ordine del giorno: l'adeguamento della tariffa». Cosa serve. Ma l'Autorità, per il momento, non tornerà sui suoi passi. «Le cose - spiega il direttore Mazzei - potranno cambiare soltanto dopo l'insediamento dell'Agenzia nazionale di vigilanza sulle risorse idriche», che è stata istituita dal governo, ma i cui componenti non sono ancora stati nominati. Una volta definita la squadra, si dovrà aspettare l'insediamento ufficiale. E poi di provvedimenti in materia tariffaria. E nel frattempo le bollette continueranno ad arrivare nelle case, con un carico del 7% che gli italiani non vogliono: «La discussione sulle tariffe sarà prioritaria», assicura Mazzei. Però non si sa quando: «Questo è difficile dirlo. Fino a quel momento noi andremo avanti per la nostra strada, convinti delle nostre ragioni».
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