Sicurezza
I team accusati da Verdiani di comprare calciatori: «Il problema cè, ma noi abbiamo fatto tutto alla luce del sole»
Scatta l'inchiesta sulla "tratta" dei baby
Marco Fani
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La lettera di Verdiani ha sollevato un polverone sul calcio baby dellEmpolese Valdelsa Le società respingono le accuse del Membrino, ma la procura vuole vederci chiaro
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CASTELFIORENTINO. La denuncia del presidente del Membrino Alessandro Verdiani sulla presunta tratta di baby calciatori ha scatenato un polverone che è arrivato fino a Roma. Sarà il procuratore federale Stefano Palazzi ad occuparsi della vicenda. L'indagine dovrà accertare eventuali irregolarità commesse ai danni della società del Membrino. Il presidente del comitato regionale della Figc Fabio Bresci, ricevuta la lettera di Verdiani, ha inviato direttamente il materiale alla procura federale che aprirà un'indagine. Nella lettera di denuncia Verdiani ha chiamato in causa alcune società della zona, Montaione, Giglio Rosso, Ponte a Elsa e il Primavera Gori (della provincia di Pisa) che - secondo il racconto del massimo dirigente biancazzurro - avrebbero contattato alcuni giovani calciatori all'insaputa del sodalizio valdelsano (o per telefono parlando con le loro famiglie) portandoli via dal Membrino e costringendo la stessa società a dover rinunciare ad una squadra. Il Ponte a Elsa respinge le accuse ricevute dal Membrino, ma si dice solidale col presidente Verdiani sul problema della tratta dei baby calciatori. E non nega che la questione sia di stretta attualità. «Essere accusati di organizzare tornei per trovare ragazzi all'insaputa delle società di appartenenza - spiega il presidente biancorosso Michele Mango - non rappresenta e non sarà mai il nostro modo di fare calcio». Per quanto riguarda l'accusa di aver contattato un tesserato del Membrino il sodalizio biancorosso spiega la sua versione dei fatti. «Posso confermare - spiega Mango - che c'è stata una telefonata a casa soltanto dopo che il genitore del bambino era venuto al nostro impianto di Ponte a Elsa, dicendoci che il figlio era interessato a venire a giocare da noi. Non credo che ci sia stato un comportamento scorretto da parte di nessuno. Basti pensare che alla fine il bambino ha, addirittura, scelto un'altra società». Mango appoggia però il grido di allarme lanciato dal collega Verdiani. «Anche noi siamo una società piccola e spesso abbiamo dovuto convivere con gli stessi problemi denunciati dal presidente del Membrino - conclude il dirigente biancorosso - cinque anni fa, per esempio, scrissi una lettera all'allora presidente del comitato provinciale di Firenze. Spiegai che i nostri tesserati erano letteralmente assaliti da altre società più grandi della nostra. Il copione, purtroppo, non è assolutamente cambiato negli anni. Far parte di questo mondo vuol dire anche dover convivere con queste regole. Spesso, infatti, il vero problema non sono i ragazzi ma le troppe aspettative dei genitori che impongono ai figli di cambiare società lasciando il vecchio gruppo di amici». Anche il Giglio Rosso, chiamato in causa da Verdiani, respinge le accuse. «Nella lettera - spiega a nome della società la segretaria Monica Fabbrizzi - siamo stati accusati di fare mercato negli spogliatoi e sulle tribune, infischiandocene anche dei dirigenti avversari. Beh, credo che sia poco da dire. Si tratta di un'accusa paradossale. Ecco come sono andati i fatti. A fine dello scorso campionato durante un torneo estivo abbiamo affrontato una formazione del Membrino. I genitori, che evidentemente erano intenzionati a lasciare la società valdelsana, hanno parlato con alcuni dirigenti e un nostro allenatore chiedendo di venire a giocare al Pozzale. Tutto è avvenuto alla luce del sole, visto che non chiudiamo le porte in faccia a nessuno. Senza dimenticare, poi, che a fine stagione ogni ragazzo è anche libero di poter cambiare squadra». La società del Pozzale fa anche una precisazione anche per quanto riguarda il pagamento delle quote annuali. «Al Giglio Rosso non ci sono ragazzi che non pagano l'iscrizione - conclude Fabbrizzi - a meno che non si tratta di famiglie con gravi difficoltà economiche. In questo caso, facendo calcio per scopo sociale, ci facciamo carico direttamente».
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