Sicurezza
Quando imperavano i cappelli di paglia
Riccardo Cardellicchio
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Un gruppo di calzolaio di inizio Novecento al banchetto Nel 1895 a Fucecchio gli addetti erano un migliaio, l'importanza di cotone e seta
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FUCECCHIO. Quando la lavorazione delle scarpe era di là da venire, a Fucecchio, si fabbricavano cappelli e trecce di paglia. Si tesseva il cotone. Si lavorava la seta. Si tingevano e imbiancavano filati e tessuti. Gli occupati, nel 1895, erano più di milleseicento. Il numero maggiore (millesettanta) nella fabbricazione di cappelli e trecce di paglia. Era tutta gente che lavorava a domicilio, dalla mattina presto a notte fonda. Seguiva la tessitura del cotone con nove fabbriche e 435 addetti. Poi la lavorazione della seta (3 aziende con 78 dipendenti). Quindi la tintura e l'imbiancatura di filati e tessuti (7 botteghe e 29 occupati). Due settori che di lì a poco scompariranno: i cappelli sopraffatti dal mercato; il tessile, dallo strapotere di Prato. Nel 1895, comunque, si registravano anche dodici fabbriche di mobili con venticinque addetti e, addirittura, cinque di paste da minestra con ben trenta dipendenti. E due di paste (probabilmente pasticcerie) con sei. E diciassette frantoi con settantuno. Poi due officine con ventotto occupati. E due fabbriche per la costruzione di botti, barili e tini (3 dipendenti). E una fabbrica di solfuro di carbonio e sapone con quindici. L'anno dopo nasce la prima cooperativa, presidente Giovanni Dal Molin, un liberale con ambizioni politiche, vice Carlo Benvenuti, segretario Luigi Conti. Tra i soci, Lelio Pera che, il 29 agosto dello stesso anno, è nominato sindaco. Sulla scena locale, si presenta un nuovo protagonista. E' il partito socialista. Nel 1898, ha la sede in via della Sambuca, l'attuale via Curtatone, che unisce piazza dei Ferri (o piazza Cavour) a via Machiavelli. Il 1898 è anche l'anno in cui i fornai dànno vita alla società di mutuo soccorso e miglioramento. E, soprattutto, della grande rivolta. Il 6 maggio un fiume di gente esce dalle case di Camullia, del Cassero, della Greppa, degli Ortacci, di Sant'Andrea, di Valdarnese, del Poggetto, di Borghetto. Uomini, donne e bambini. Hanno cartelli di protesta. Urlano: abbasso le tasse sul macinato. Abbasso le tasse sui poveri. Abbasso le tasse sulla fame. Abbasso gli affamatori del popolo. Arrivano davanti al municipio. Vogliono parlare con il sindaco Pera. Intervengono i regi carabinieri. Ci sono arresti. Fra di loro, la Sola. Infine, il primo cittadino decide di ricevere una delegazione composta di due operai. I quali chiedono che il prezzo del pane non superi i 30 centesimi. Per molti è l'unico cibo. Il prezzo cala, ma non come richiesto. Comunque, quello di prima qualità passa da 42 a 39 centesimi e quello di seconda da trentanove a trentasei. A non venire fuori bene dalla vicenda è Lelio Pera, che sarà costretto, nel giro di poco tempo, a dimettersi da sindaco. Il nuovo secolo porta una maggiore politicizzazione della vita locale, con divisioni nette. Non ci si scontra in consiglio comunale, dove imperano i reazionari e i conservatori, che votano per censo. Ma fuori, soprattutto sui giornali locali, che sono numerosi. Sono settimanali di quattro facciate. Si chiamano "Il Gazzettino", "L'Araldo", "L'Eco del Mandamento", "Il Faro", "Vita Nova", "La Martinella", "Il Piccolo". Ci sono avvenimenti grandi e meno grandi che suscitano polemiche. Esempio. Nel 1912, l'onorevole Guicciardini fa vedere un film sulla campagna di Libia. E' uno dei primi esempi di reportage cinematografici. Ma ai socialisti gliene importa poco. Puntano il dito sui contenuti. Per loro, il parlamentare è un guerrafondaio. Il primo conflitto mondiale (1915-18) cambia le cose. Spopola le campagne. Rende vedove centinaia di donne. Aumenta la miseria. I fucecchiesi emigrano. Vanno, soprattutto, in Francia. Piove sul bagnato con la pandemia della "spagnola". Sindaco è Emilio Bassi, latifondista con proprietà a Vedute, che Indro Montanelli considererà nonno, ignorando quelli veri. Nel 1919, un altro evento eccezionale. Nelle elezioni amministrative, i socialisti fucecchiesi conquistano sia la maggioranza sia la minoranza. Sicché si trovano in 30 nel consiglio comunale. Sindaco Angiolo Cecconi. E' la conquista del potere dal basso, che spaventa gli agrari e li spinge a finanziare il partito fascista di Mussolini. Fucecchio vive il suo giorno più nero - siamo nel marzo del '21 - con l'assalto delle camicie nere, capeggiate da figuri come Dumini. Vorrebbero arrestare Cecconi, giudicato tra i responsabili dei fatti di Empoli. Sparano e, maldestri, ammazzano uno di loro: Gustavo Mariani. Ma accusano gli antifascisti, e sono dolori per numerose persone. Quel giorno finisce il potere della sinistra e comincia quello dei fascisti, appoggiati dai nazionalisti. Comincia l'era dei commissari prefettizi, dei podestà, dei gerarchi, delle adunate. Comincia l'era fascista. Il Terrore. Decine, i perseguitati politici, molti dei quali finiti davanti al Tribunale speciale. I Banti, I Corona. Ma c'è anche chi, pur non finendo davanti al Tribunale, ha la vita sconvolta dalla persecuzione fascista. I Del Gronchio, i Masani, gli Sgherri, i Valori. E c'è l'abbraccio imbarazzante tra chiesa locale e fascismo. Fucecchio si trova povero in canna, senza più Mandamento. L'economia ridotta a niente. I dati del 1895 lontani anni luce. Sono decine, i mendicanti. Fucecchio diventa sinonimo di sottosviluppo. E non mancano gli sfottò. La seconda guerra mondiale fa altri lutti. La tragedia del Padule. La tragedia dei morti sotto i bombardamenti. Gente inerme. Con la Liberazione, Angiolo Cecconi può riprendere il suo posto di sindaco. E merita ricordarlo, quest'uomo: per quello che ha patito e per quello che ha rappresentato. La battaglia politica è feroce. S'affrontano due mondi diversi, distanti. Anche a Fucecchio si vivono le elezioni politiche del 1948 con intensità. Il Fronte Popolare fa venire Terracini e Nenni per i comizi che riempiono piazza Montanelli. Nonostante il grande impegno la sinistra unita ottiene un risultato deludente rispetto a quello ottenuto per la Costituente. Si è dato da fare anche il nome storico della sinistra locale: Gaetano Pacchi. Che, poi, ha modo di rimarcare come l'insuccesso non metta in discussione il ramificato insediamento sociale. Quella ramificazione che prende sostanza con le lotte dei braccianti. Registra, infatti, l'adesione convinta al movimento della pace. Fucecchio si trasforma nel decennio 1950-1960, nei cosiddetti anni del boom. Il miracolo economico. Ma è anche il decennio in cui si fanno più acuti l'abbandono delle campagne e il conseguente urbanesimo, con contraccolpi sociali non indifferenti. Aumentano le attività produttive, tutte concentrate sull'abbigliamento (scarpe, calze, maglie) e aumenta la popolazione, grazie all'immigrazione dal Sud, ma anche da diverse parti della Toscana. Nel ventennio 1961-1981, gli abitanti passano da 15.370 a 20.542. E' anche il periodo d'oro del settore calzaturiero. Il manager prende il posto del calzolaio. Un dato significativo: nel 1981, i calzaturifici sono 189. E' il top. Poi seguirà il declino del settore. Nello stesso tempo, si sviluppa la cooperazione. Nel 1968, l'Unicoop Empoli è tra i poli più importanti della Toscana. Ha sessantaquattro punti vendita. E, tra il 1972 e il 1973, viene sancita la fusione di Unicoop Empoli con Toscocoop, dando vita alla più grande cooperativa di consumo italiana. Nel 1973, vi confluisce anche la cooperativa di consumo di Fucecchio. Di qui il decollo, che è cronaca di oggi. Non senza polemiche.
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