Attenzione
In manette per avere ingannato il fisco
Francesco Turchi
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La caserma della guardia di finanza di Empoli Grazie a prestanome e intestazioni fittizie aveva evaso mezzo milione
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VINCI. Apriva una ditta e la intestava a un prestanome. Lei figurava come una semplice dipendente, anche se di fatto dirigeva l'azienda. Poi l'impresa scompariva nel nulla. E i documenti contabili venivano distrutti. L'imprenditrice, una 36enne di Vinci, è stata arrestata dalla guardia di finanza empolese per aver ingannato il Fisco: con questo complesso sistema avrebbe evaso mezzo milione di euro di imposte. L'arresto. Il blitz è scattato all'alba, quando le fiamme gialle guidate dal capitano Roberto Lauretta che hanno eseguito l'ordine di carcerazione emesso dal Gip Angelo Antonio Pezzuti, per la sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, ammontanti a circa mezzo milione di euro per il 2009 e l'occultamento di documenti contabili. La legge. Un'operazione che arriva proprio nei giorni in cui è in discussione la manovra del governo, che prevede, nell'ambito dell'inasprimento della lotta all'evasione fiscale, il carcere per chi evade oltre tre milioni di euro. Ma di fatto - per alcune fattispecie - il carcere per gli evasori esiste già. L'art. 11 del decreto 78/2010 relativo alla "sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte", prevede la reclusione da sei mesi a quattro anni per chi «al fine di sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi per un ammontare superiore a cinquantamila euro, aliena sumulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni idonei ideonei a rendere inefficace la procedura di riscossione coattiva». Se l'ammontare delle imposte è superiore ai duecentomila euro - come in questo caso - si applica la reclusione da un anno a sei mesi. Le indagini. Sono iniziate nel novembre dello scorso anno, quando le fiamme gialle di Empoli, unitamente ai funzionari di direzione provinciale del lavoro, Inps, Inail, polizia, vigili del fuoco ed Asl, erano intervenuti in un'azienda di via Limitese a Vinci, operante nel settore del confezionamento di capi d'abbigliamento per note griffe della moda italiana. Nell'occasione erano stati individuati 17 lavoratori completamente in nero, di cui cinque clandestini (uno arrestato per non aver ottemperato ad un precedente decreto di espulsione) ed era stata riscontrata la totale assenza della documentazione contabile obbligatoria. Nel corso del controllo erano emerse numerose violazioni della normativa sulla tutela dei rapporto di lavoro in merito al personale impiegato in nero e altre irregolarità relative alla sicurezza e l'igiene dei luoghi di lavoro. La frode. Le successive indagini svolte dai finanzieri di Empoli, su direttive del pm Giulio Monferini, hanno accertato che la donna era al centro di un collaudato sistema creato per sottrarsi al pagamento delle imposte. Secondo la ricostruzione delle fiamme gialle, due imprese intestate a prestanomi (attualmente indagati a piede libero), sempre di origine cinese (tutte ubicate a Vinci), erano di fatto gestite direttamente dall'arrestata (già titolare di una ditta individuale cessata nel 2009). La donna, che compariva nelle due ditte come dipendente, attraverso queste intestazioni fittizie mirava a rendere inefficace le procedure di riscossione coattiva per le imposte non versate. Le due imprese nel 2009 non hanno versato le imposte per circa mezzo milione di euro. Le scritture obbligatorie contabili sono risultate occultate o distrutte in modo da impedire la completa ricostruzione del volume di affari. Il carcere.Il Gip Pezzuti - analizzata l'imponente mole di documenti e testimonianze prodotta dai finanzieri - ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per la trentaseienne: una misura restrittiva motivata dal rischio di reiterazione del reato. La donna si trova ora nel carcere di Sollicciano.
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