Gioco
Una pagina Facebook per riscrivere la storia di Empoli
Filippo Cioni
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Una foto storica sullArno empolese 4 MINUTI DI LETTURA
EMPOLI. Uno architetto, l'altro giornalista. Appena due settimane fa decidono di aprire una pagina Facebook dedicata a Empoli con un'idea originale ma già di grande successo: raccogliere e divulgare quante più informazioni di carattere principalmente storico, ma non solo, sulla nostra città. In appena 12 giorni gli iscritti toccano quasi quota 600 e sulla pagina "Della Storia d'Empoli" (il nome è un omaggio diretto all'omonimo testo del medico "strizzacervelli" empolese Vincenzo Chiarugi, vissuto a cavallo tra '700 e '800) si inizia a scoprire una città che molti di noi non conoscono. L'idea funziona e Carlo Pagliai, architetto empolese, insieme al giornalista Paolo Pianigiani, pensano già all'ipotesi futura di passare dal web alla carta. Di pubblicare anche un libro storico fatto di immagini, aneddoti, personaggi di una Empoli che fu. Una Empoli che già decine di cittadini stanno facendo rivivere. Pubblicano su Facebook soprattutto foto, che magari avevano in un cassetto. Scatti di strade, case, chiese, di squarci cittadini bellissimi nelle frazioni così come nel centro cittadino. Ma anche di personaggi che hanno fatto la storia della città. «E' nato tutto sui banchi di studio - spiega Pagliai - al corso di laurea specialistica di urbanistica e pianificazione territoriale con sede a Empoli, da lì mi sono dedicato alla storia della città. Ne ho parlato con l'amico Pianigiani, altro appassionato di storia, così abbiamo maturato l'idea. Utilizzare Facebook ci permette di raggiungere una vasta gamma di utenti, non solo gli esperti o gli storici. Chiunque abbia qualcosa che riguardi la storia della città può iscriversi e pubblicare». Quella che si sta formando è una raccolta di documenti, anche inediti, destinata a crescere. «Siamo solo all'inizio. Adesso ne abbiamo in possesso un centinaio - dice Pagliai - soprattutto si tratta di foto d'epoca e incisioni inerenti il centro storico e le frazioni circostanti, in generale comprese tra la fine del 1800 e l'inizio del 1900. Molte ci sono state "donate" e quindi "condivise" dagli utenti, altre le avevamo in possesso noi». Lo dice mentre maneggia un reperto straordinario, il più antico: una incisione anonima di Empoli del 1500. Si vede il centro storico tratteggiato sommariamente, rinchiuso tra le vecchie mura di cinta cittadine. Si riconoscono piazza dei Leoni, ancora senza la famosa fontana, e le più importanti strade limitrofe. Facendo una ricerca su internet, si può consultare la foto dell'originale custodito nell'archivio storico dell'università di Salisburgo. «Alcuni utenti - continua l'architetto - ci hanno inviato foto di straordinario valore. Assolutamente inedite, come per esempio vedute di Empoli Vecchio e Santa Maria. Spesso angoli della città bellissimi sono andati perduti dopo l'urbanizzazione post bellica e le foto restano la nostra sola memoria». Pagliai ci mostra anche un suo personale studio in cui ha ricostruito il vecchio corso dell'Arno nel 1820, quando di fronte alla città si ramificava in due tronchi formando nel mezzo un piccolo isolotto: il Piaggione. Ha tracciato con precisione dove passava, confrontando vecchie carte leopoldine con quelle attuali. Nessuno prima lo aveva fatto. Alla fine della nostra visita gli utenti su Facebook sono poco sotto quota 600. Con Pagliai scorriamo la pagina, ci colpisce un'istantanea di via Ridolfi angolo via del Giglio: si vedono macerie e case crollate, è una foto del 1944 e la "guerra passa da Empoli" come recita il post dell'utente che l'ha pubblicata. E ancora scatti, quasi tutti in bianco e nero, come una vivace Festa de L'Unità a Santa Maria del 1952 o il primo ponte sull'Arno. Scopriamo che su Facebook sono approdate anche immagini di personaggi storici con tanto di didascalia: c'è il partigiano Giorgio Gamucci, detto "Dotto", Oreste Ristori e la sua ultima casa, la storia del famoso calzolaio Ricciotto, oppure quella della "Cinquantaccia", soprannome di Ginevra Innocenti, condannata a 26 anni di carcere per i "fatti di Empoli" del 1921. Gli utenti interagiscono, commentano, si scambiano informazioni. Così di quella semplice foto si può ricavare una storia passo passo più dettagliata. «Da qualche giorno - conclude Pagliai - abbiamo iniziato anche a ricevere e pubblicare foto attuali della città. Sia per fare un confronto, dove possibile, col passato, sia per lasciare alle generazioni future un ricordo dei giorni nostri. Daremo largo spazio alle opere d'arte, che meritano di essere riscoperte e che poco si conoscono. Le nostre intenzioni non sono quelle di guardare solo al passato, dire 'com'era bello questo e com'era meglio quell'altr'. Vogliamo anche guardare al futuro sapendo cosa siamo stati e cosa hanno fatto quelli che son venuti prima di noi. Chi vuole contribuire alla nostra opera di raccolta può farlo iscrivendosi al gruppo su Facebook o inviare una mail a pagliai.carlo@tin.it».
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