Il dolore
SCRITTORI DELLA VALLE
Amore e dolore nel romanzo della Petrizzo
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EMPOLI. «La cava si stende ai suoi piedi, una dimensione rotta, una pozza di buio che la luna riempie di luce malata, bianca. I cespugli che si aggrappano alla roccia sono braccia tese contro il cielo vuoto in questa notte di gelo». E' l'incipit di "Il rovescio del buio", di Francesca Petrizzo, edito da Frassinelli. Classe 1990 (17 maggio), maturità classica, facoltà di storia a Oxford, è al secondo romanzo, nell'arco di un anno. Il primo è stato "Memorie di una cagna", pubblicato in quindici lingue e che le è valso il premio "Lo scrittore toscano dell'anno", nel dicembre 2010. Se il primo ha avuto successo, in modo particolare, per l'originalità della trama, questo ha tutti gli ingredienti per fare breccia, perché tocca tasti sensibili, che fanno commuovere. Per di più, la scrittura è pulita, facile da leggere. Anche se, ogni tanto, c'imbattiamo in frasi come questa: «Il cielo è un'assenza al di là di una cortina bianca». È, per chi ama le definizioni, romanzo mezzo d'amore e mezzo di formazione. A ben guardare, la storia non si fa apprezzare per originalità. C'è una lei diciottenne (Marta, la protagonista), che narra in prima persona. C'è un fratello più piccolo (Marco), malato: il grande dolore della famiglia. C'è un lui (Stefano), bello e bravo, al quale lei pensa senza farsi illusioni. Insomma, c'è il dolore. C'è il dramma. R.C.
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