Attenzione
Denunciati marito e moglie, evasi 2 milioni e mezzo
2 MINUTI DI LETTURA
MONTELUPO. Imprese italiane ma con metodi di lavoro cinesi. Proprio per sconfiggere la concorrenza orientale due aziende, secondo quanto ricostruito dalla Finanza, avrebbero usato lavoratori al nero e non avrebbero versato due milioni e mezzo di imposte. Per questo sono stati denunciati i due proprietari, una coppia empolese, Francesco Buglione e Lucia Fabio.
Le aziende di abbigliamento, Omega di proprietà di Buglione e Flo Pel di Fabio, si trovano nella zona industriale di Fibbiana e lavorano per marchi importanti. I controlli della Finanza sono durati per mesi e hanno consentito di ricostruire l'organizzazione del lavoro. Nel settore della moda spesso le commesse (per prodotti anche di grande pregio) prevedono tempi di consegna molto brevi e a costi estremamente contenuti. Per cui gli imprenditori italiani, che vogliono guadagnarsi queste commesse, sono indotti sempre più spesso a ricorrere al lavoro nero e all'evasione fiscale per contrastare la concorrenza straniera, soprattutto quella cinese. E così è successo, secondo la ricostruzione della Finanza di Empoli, anche alle due aziende di Fibbiana interessate dai controlli che sarebbero ricorsi «diffusamente a lavoratori al nero, utilizzati per brevi periodi, con lunghi orari giornalieri e con compensi pagati a secondo delle ore prestate». Gli operai al nero, soprattutto cinesi, sarebbero stati impiegati anche per dodici ore al giorno con una paga oraria tra due e sei euro. In più, dai dati trovati nei programmi di gestione, nelle due aziende sarebbero stati impegnati quaranta operai completamente al nero e 38 con una posizione irregolare. Il ricorso ad un così elevato numero di operai a nero o assunti in modo irregolare è stato giustificato con le forti oscillazioni delle richieste di produzione nonché dei rapidi tempi di consegna dei prodotti finiti da parte delle griffe committenti.
Questo meccanismo si è interrotto quando un primo controllo, che è stato realizzato nel maggio dello scorso anno, svolto dai finanzieri empolesi congiuntamente ai funzionari della Direzione provinciale del lavoro, dell'Inps e dell'Inail, ha permesso di constatare gravissime irregolarità in materia di lavoro nero.
Questo tipo di organizzazione, in ogni caso, avrebbe permesso alle due imprese di conseguire, negli anni, utili elevati. Nonostante questo, però, non sarebbero mai state versate le varie imposte. Ad esempio nel 2008 una delle due imprese a fronte di un utile di circa 900.000 euro non ha versato imposte per oltre 375.000; nel 2007 a fronte di un utile di 777.000 euro non avrebbero versate imposte pari ad 327.000 euro. I due titolari sono stati denunciati alla procura delle Repubblica presso il tribunale di Firenze per il mancato versamento delle imposte.
Le aziende di abbigliamento, Omega di proprietà di Buglione e Flo Pel di Fabio, si trovano nella zona industriale di Fibbiana e lavorano per marchi importanti. I controlli della Finanza sono durati per mesi e hanno consentito di ricostruire l'organizzazione del lavoro. Nel settore della moda spesso le commesse (per prodotti anche di grande pregio) prevedono tempi di consegna molto brevi e a costi estremamente contenuti. Per cui gli imprenditori italiani, che vogliono guadagnarsi queste commesse, sono indotti sempre più spesso a ricorrere al lavoro nero e all'evasione fiscale per contrastare la concorrenza straniera, soprattutto quella cinese. E così è successo, secondo la ricostruzione della Finanza di Empoli, anche alle due aziende di Fibbiana interessate dai controlli che sarebbero ricorsi «diffusamente a lavoratori al nero, utilizzati per brevi periodi, con lunghi orari giornalieri e con compensi pagati a secondo delle ore prestate». Gli operai al nero, soprattutto cinesi, sarebbero stati impiegati anche per dodici ore al giorno con una paga oraria tra due e sei euro. In più, dai dati trovati nei programmi di gestione, nelle due aziende sarebbero stati impegnati quaranta operai completamente al nero e 38 con una posizione irregolare. Il ricorso ad un così elevato numero di operai a nero o assunti in modo irregolare è stato giustificato con le forti oscillazioni delle richieste di produzione nonché dei rapidi tempi di consegna dei prodotti finiti da parte delle griffe committenti.
Questo meccanismo si è interrotto quando un primo controllo, che è stato realizzato nel maggio dello scorso anno, svolto dai finanzieri empolesi congiuntamente ai funzionari della Direzione provinciale del lavoro, dell'Inps e dell'Inail, ha permesso di constatare gravissime irregolarità in materia di lavoro nero.
Questo tipo di organizzazione, in ogni caso, avrebbe permesso alle due imprese di conseguire, negli anni, utili elevati. Nonostante questo, però, non sarebbero mai state versate le varie imposte. Ad esempio nel 2008 una delle due imprese a fronte di un utile di circa 900.000 euro non ha versato imposte per oltre 375.000; nel 2007 a fronte di un utile di 777.000 euro non avrebbero versate imposte pari ad 327.000 euro. I due titolari sono stati denunciati alla procura delle Repubblica presso il tribunale di Firenze per il mancato versamento delle imposte.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
