Attenzione
Malgrado la morte di un ragazzo e linchiesta della magistratura in via Barzino non è cambiato nulla
Il ponte killer è pericoloso come un anno fa
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La spalletta da cui morì lo studente e il piccolo altare fatto dalla famiglia La spalletta è ancora bassa, l'illuminazione non c'è: nessuno interviene
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EMPOLI. Agosto non ci ha ancora lasciato. Ma in via Barzino il calendario segna un giorno qualunque, non vicino alle ferie. Le biciclette passano in continuazione lungo quel sentiero dove un anno fa morì uno studente. E lui dall'angolo di quella spalletta di cemento da cui precipitò, e dove la famiglia gli ha dedicato un piccolo altare, non resta mai solo. Anche di notte la pista al buio viene solcata da biciclette. Spesso ci passano bambini che si affacciano incuriositi. Si affacciano verso il canale di scolo protetto da una barriera-non barriera alta 65 centimetri. E a un anno dalla tragedia non è cambiato nulla. La spalletta è sempre lì nelle stesse condizioni. Nulla è stato fatto da quella sera del primo agosto in cui i vigili del fuoco, medico e infermiere trovarono Claudiu Aioanei disteso sulla soletta di cemento del canale. Di diverso c'è solo la richiesta di rinvio a giudizio della procura della Repubblica di Firenze per due dirigenti del Circondario e uno del Comune con l'accusa di omicidio colposo. In più di diverso c'è anche quello che hanno fatto i genitori e gli amici dello studente morto a 18 anni. Sulla spalletta hanno sistemato due sue foto scattate in momenti felici. E poi fiori finti e veri, una grande croce che luccica e un piccolo angelino. Quello che si chiede chi abita nella zona o passa di lì è se una tragedia simile possa di nuovo ripetersi. «Sarebbe necessario sistemare una protezione diversa», è il commento di alcuni. «In passato - aggiungono - anche un cane volò di sotto, sempre nello stesso luogo in cui è caduto lo studente». Ogni giorno in via Barzino, sia d'estate che d'inverno, sono decine e decine le persone che, dalla pista ciclabile segnata di verde, continuano a diritto verso la pista bianca lungo l'argine dell'Arno. Passano sopra il canale di scolo del rio Mosca. E per chi ci passa sopra c'è una spalletta di 65 centimetri a protezione di un'altezza di quasi sei metri. Subito dopo l'incidente la spalletta venne ritoccata: uno degli angoli era scheggiato e venne intonacato di nuovo. Poi, come spiegano dal Circondario, vennero fatte numerose riunioni tra Circondario, che ha la competenza per fiumi e fossi, e del Comune. Dalla ricognizione fatta dai tecnici è emerso che, in via Barzino come in altri luoghi lungo l'Arno, non ci sono state violazioni delle normative attualmente in vigore. In pratica la spalletta deve rimanere alta quanto è ora. «I lavori che dovevano essere fatti sono stati eseguiti - spiegano dal Circondario - dopo il passaggio delle competenze sui corsi d'acqua alla Provincia e quindi al Circondario». Dunque nessuna inadempienza. Di conseguenza, come spiegano sempre dal Circondario, «fare un intervento contro le leggi in vigore e modificare le spallette potrebbe costituire un abuso per un altro verso». Dall'altro canto il sentiero lungo l'Arno non può venire chiuso al transito per motivi legati al fatto che, in caso di alluvioni, potrebbe essere necessario intervenire in tempi brevissimi in quella zona. In ogni caso a settembre, alla luce anche della richiesta della procura, il Circondario e il Comune si riuniranno di nuovo.
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