Il Tirreno

Empoli

I bambini saharawi con la Toscana nel cuore

La festa per i bimbi saharawi a Castelfiorentino
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La festa per i bimbi saharawi a Castelfiorentino

Dopo due mesi trascorsi nell'Empolese Valdelsa sono tornati dalle loro famiglie nel deserto

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 CASTELFIORENTINO. «In venti anni abbiamo accolto a Castelfiorentino centonovanta bambini, e non erano mai gli stessi. Quindi, tutte le volte che li salutiamo, siamo perfettamente consapevoli che sarà molto difficile rivederli. Il nostro saluto assomiglia molto a un addio, ma è giusto così». Con queste parole Andrea Mezzetti, responsabile dell'associazione Hurria e da molti anni impegnato nell'accoglienza a Castelfiorentino dei bambini Saharawi, commenta l'ultima esperienza con i "piccoli ambasciatori di pace", che hanno preso la via del ritorno al loro paese dopo quasi due mesi trascorsi in Toscana.  Una permanenza a tappe, distribuita fra i comuni di Montaione, San Miniato, Certaldo, Fucecchio, Gallicano, Empoli e in ultimo a Castelfiorentino dove mercoledì scorso si è svolta in loro onore una grande festa di saluto che ha coinvolto tutti i volontari e le autorità dei comuni interessati.  Per l'amministrazione comunale di Castelfiorentino erano presenti il sindaco Giovanni Occhipinti e l'assessore all'ambiente Alessandro Giomi. Una festa in notturna ma illuminata dai fuochi, dalle danze. E, soprattutto, dai sorrisi di questi bambini, che sono abituati a vivere in mezzo al deserto e sanno perciò apprezzare ogni cosa.  I saharawi, come noto, si battono da decenni per un referendum che offra loro la possibilità di diventare uno stato indipendente dal Marocco, ed è per questo che i loro bambini vengono definiti "piccoli ambasciatori di pace".  Durante la loro permanenza in Toscana, sono stati tutti sottoposti a visite sanitarie e ad alcune terapie. Hanno anche fatto conoscenza di un paese molto diverso dal loro, trascorrendo in modo spensierato il tempo a disposizione.  «Oggi giornata di bagagli - aggiunge Andrea Mezzetti - ma niente musi lunghi. Si va a casa. E casa è casa, anche se in mezzo al deserto. Nei campi di rifugiati, dove mamma, papa, sorelle, amici son pronti a festeggiare il loro ritorno. Per un attimo si dimentica il perché di questa ospitalità. Ma poi, quando rientreremo dall'aeroporto, ci sarà un vuoto. Una strana tranquillità si mischierà ai ricordi dei primi giorni. E ci sarà modo di riflettere approfonditamente sul motivo vero del nostro impegno per i saharawi: il nostro sostegno politico - oltre che umano - ad una causa di evidente ingiustizia internazionale».

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