Sicurezza
Morti all'Opg, svolta nell'inchiesta
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La visita allOpg del sottosegretario Maria Elisabetta Alberti Casellati La procura dispone una consulenza tecnica su dieci casi sospetti
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MONTELUPO. Il sistema anti-incendio che non c'è. L'igiene che manca in una parte delle celle dove internati-malati vivono ammassati l'uno sull'altro. Siamo all'Opg dove la procura di Firenze mette ora un "carico" su una situazione già abbastanza pesante e compromessa. A fine 2010 aveva aperto un'inchiesta e acquisito documentazione sui decessi avvenuti negli ultimi anni. E ora ha incaricato uno psichiatra per avere una consulenza sulle cartelle cliniche di una decina di persone decedute dal 2001 nell'ospedale psichiatrico. Il reato ipotizzato è abbandono di persona incapace. Al momento non risultano indagati. L'inchiesta - un filone riguarda pure il carcere fiorentino di Sollicciano - è stata aperta in seguito ai sopralluoghi svolti nell'Opg dalla commissione parlamentare sull'efficienza del servizio sanitario nazionale. Obiettivo degli accertamenti disposti dal pubblico ministero fiorentino Giuseppe Bianco è appurare se vi sia un legame fra i decessi e il livello assistenziale nella struttura. Gli investigatori, comunque, spiegano che il numero dei decessi non è anomalo. La psichiatra incaricata di svolgere gli accertamenti per la procura dovrà chiarire anche se siano stati utilizzati - e come - letti di costrizione e come sono stati somministrati i medicinali. «Bene ha fatto la procura di Firenze - spiega la senatrice dei Radicali Donatella Poretti che fa parte della Commissione che a luglio scorso ha dato una serie di prescrizioni all'amministrazione penitenziaria e ha messo sotto sequestro 21 celle dichiarandole inagibili - sono utili gli approfondimenti per chiarire ciò che è avvenuto in passato e affinchè questo non succeda più in futuro. La struttura è carente di personale medico e sanitario, i locali sono in condizioni igienico sanitario che risultano assolutamente non rispettose degli standard minimi di accreditamento». Già più volte in passato è stato sottolineato dagli agenti di polizia penitenziaria e dalle altre figure professionali che lavorano all'Opg la scarsa dotazione di organico soprattutto in alcune fasce orarie come la notte. Dalle 21 la sera fino alle sei di mattina c'è solo un agente per piano, un infermiere per tre piani. Manca lo psichiatra (così come il sabato e la domenica) e c'è un solo medico generico. Tra l'altro, seguendo l'Opg un regolamento carcerario, nelle celle, escludendo i casi di divieto specifico, gli internati possono tenere fornellini nelle celle. E quindi usare il gas che spesso viene usato impropriamente: o per stordirsi, o per tentare di suicidarsi. Tra le disposizioni date dalla Commissione a luglio scorso c'è anche quella della stanza di contenzione che è stata chiusa fino a che non si adegua ai requisiti minimi sanitari, ossia la possibilità per la persona contenuta di chiamare aiuto ed essere monitorata continuamente. «Il doppio binario sanità e carcere - spiega Poretti - produce l'assurdo di un medico che dispone una contenzione fisica, ma che dipende dagli agenti penitenziari per accedere alla stanza anche solo per i controlli essendo nella disposizione degli agenti la chiave».
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