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Dopo l’annuncio di chiusura il sindacato chiede un impegno alle istituzioni
I lavoratori della Rasseno in trincea «Siamo pronti anche a occupare»
Marco Fani
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La fabbrica di Montespertoli2 MINUTI DI LETTURA
MONTESPERTOLI. Trentasei lavoratori in mobilità, di fatto licenziati dall'azienda Rasseno di Baccaiano, che lo scorso 12 agosto ha annunciato la cessazione dell'attività. Dopo la disperazione iniziale i dipendenti sono ora sul piede di guerra col sostegno del sindacato. «Disposti a tutto per salvare il posto - spiegano - anche ad occupare». La situazione è precipitata quando l'imprenditore Luca Parretti, titolare anche di Cotto Ref (uno stabilimento è all'Impruneta e l'altro sull'Amiata) ha annunciato la chiusura della Rasseno, storica azienda di prodotti in cotto di Baccaiano. «Come Fillea-Cgil - spiega Massimo Bollini - abbiamo già manifestato il nostro sdegno. Dopo mesi di incertezza e ritardi nei pagamenti la proprietà ha annunciato con un atto unilaterale e senza preavviso di chiudere la fabbrica, mettendo per strada 36 famiglie. La cosa sconcertante è che nei mesi scorsi è arrivata anche a sostituire i lavoratori in sciopero con altri di aziende del gruppo». Una situazione drammatica. «Alcuni mesi fa - spiegano Vincenzo Tumminello, Massimo Armelani e Stefano Panzani dell'Rsu - a causa dei mancati pagamenti delle forniture di metano è stato tagliato il servizio. Fino a primavera abbiamo lavorato a forni spenti, collocando soprattutto quanto già realizzato. Da fine aprile, poi, la proprietà ha messo a disposizione delle bombole di metano (attraverso i cosiddetti carri bombolai) con cui abbiamo ripreso la produzione. Ma da un controllo dell'Asl e dei vigili del fuoco effettuato lo scorso 23 luglio è emersa la pericolosità del sistema e i forni sono stati nuovamente spenti. Così siamo arrivati al paradosso del 12 agosto. Nella stessa giornata l'azienda ci aveva annunciato il pagamento del 40% degli stipendi di luglio e poi ha dichiarato la chiusura. Quello che ci fa rabbia è che gli ordini continuano ad arrivare da tutto il mondo. Non siamo in grande crisi». La legge prevede 75 giorni per trovare una soluzione. «Chiederemo la revoca delle procedure di licenziamento - conclude Bollini - e auspichiamo, attraverso un confronto con le istituzioni, l'interessamento di qualche imprenditore pronto a rilanciare la produzione. Ovviamente se l'azienda proseguirà su questa linea faremo 36 cause per garantire i diritti dei lavoratori. Purtroppo ci risulta anche che la Rasseno è dal 2008 che non versa le quote sindacali trattenute sulle buste paga, né i fondi destinati al Tfr».
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