Lutto
Amilcare Donnini, uno dei tanti eroi dimenticati
Graziano Banchini
◗
Piazza Amilcare Donnini a Ponte a Cappiano Ucciso dai nazisti a 21 anni, meriterebbe più del nome di una piazza
3 MINUTI DI LETTURA
FUCECCHIO. Sono tante, troppe, le stragi e le barbarie naziste che hanno caratterizzato la tragica estate del 1944. La Toscana ha pianto e piange ancora oggi centinaia di morti: padri e madri di famiglia, giovani, donne, vecchi e bambini trucidati dalla furia nazista. Si commemora ogni anno, il 23 agosto, l'eccidio del Padule di Fucecchio, per ricordare le 175 vittime che i tedeschi in ritirata si lasciarono alle spalle. Ma accanto alle stragi delle quali ogni hanno si celebra la commemorazione, ci sono anche singoli episodi di sacrifici ed eroismi dei quali con il passare degli anni il ricordo si è sbiadito. Forse anche perché, con il passare delle generazioni, i singoli sacrifici non sono stati tramandati come si doveva con il giusto merito. Uno di questi è senza ombra di dubbio il brutale assassinio di un giovane di Ponte a Cappiano, Amilcare Donnini, al quale è intitolata la piazza centrale della frazione fucecchiese. Ma chi era questo personaggio del quale in molti nella frazione, in particolare i più giovani, non conoscono la storia e il tragico destino che in quella estate del 1944, era il primo di luglio, lo vide brutalmente ucciso dai nazisti? Amilcare Donnini era un giovane poco più che ventennne. Abitava con i genitori in via Ramoni, sulla sinistra venendo dalla piazza che oggi porta il suo nome poco prima di dove si trova oggi la ex conceria Benvenuti. Chi lo ha conosciuto lo ricorda buono, educato e generoso; forse fin troppo. Sempre pronto ad aiutare gli altri ed a stare in compagnia. Amilcare era pieno d'entusiasmo e mal sopportava la tirannia ed il giogo dell'invasore nazista, e come altri suoi coetanei aiutava i partigiani trasportando armi e viveri. Dopo una di queste operazioni era insieme all'amico d'infanzia Alvaro Banti in piazza Garibaldi a Santa Croce: erano in bicicletta e vennero notati da due tedeschi in motocicletta che gli si avvicinarono, chiesero loro i documenti e li perquisirono. I due motociclisti tedeschi erano delle Ss e gli ordinarono di seguirli al comando tedesco che si trovava a Poggio Tempesti, sul confine con Cerreto. I due giovani calligiani davanti in bici, seguiti e scortati dalla pattuglia nazista, si diressero verso Poggio Tempesti. Forse iniziarono a pensare di non essere stati fermati per caso. Forese qualcuno li aveva segnalati ai tedeschi. Poco prima di arrivare all'incrocio con la via del Turricchio i due amici d'infanzia capiscono infatti che l'unica speranza che hanno di salvarsi, è fuggire. Il Banti salta in una fossa, corre tra la saggina nel Padule in direzione dell'Usciana e riesce a mettersi in salvo. Amilcare non è lesto come l'amico, e prima che possa muoversi, uno dei due soldati gli spara a bruciapelo un colpo di pistola alla bocca. Il giovane Donnini cade a terra e lì viene lasciato agonizzante. Sul posto, richiamati dagli spari arrivano alcuni contadini e provvedono a trasportarlo all'ospedale di Fucecchio dove morirà poco dopo. Amilcare Donnini, come gli altri 175 inermi cittadini innocenti trucidati nell'eccidio del Padule, è morto senza colpe e senza una ragione, travolto da un destino impazzito, spinto dai malvagi sentimenti dell'odio e della persecuzione nazista. Oggi in sua memoria resta solo la piazza intitolatagli dopo la Liberazione. Un cognome che non racconta la sua vicenda, ma la ricorda. Forse meriterebbe qualcosa di più, magari una lapide con poche parole, le prime e più semplici che vengono in mente: «Amilcare Donnini martire della libertà, ucciso dalla follia nazifascista. Aveva solo 21 anni e una vita da vivere».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
