Il Tirreno

Empoli

"Ciuccia", all'Opg è come farlo morire

Francesco Lombardi
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Francesco Lombardi

L'ex sindaco lancia un appello per l'uomo internato

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 EMPOLI. Un appello al sindaco Luciana Cappelli e alla giunta dopo l'arresto e il trasferimento all'Opg di Montelupo di Francesco Lombardi, conosciuto da tutti come "Ciuccia". «Portarlo in quel luogo significa farlo morire». A dirlo è Varis Rossi, ex sindaco di Empoli ed ex consigliere comunale.  «Bisogna porsi la domanda se è opportuno che sia internato nell'Opg - spiega l'ex sindaco - non solo per quello che viene avanti su questa struttura ma anche in merito agli Opg in generale. Sicuramente non è un ambiente per Francesco Lombardi per chi lo conosce, l'ha visto crescere e "disturbare" la comunità empolese». «Ma esiste veramente una comunità se uno dei suoi componenti - va avanti - in questo caso il più debole e forse il più solo, rischia di morire in un ambiente che non è sicuramente per Francesco. Qualcuno ci dica per esempio dove è Generoso Nunziata, altro cittadino a suo tempo "adottato" dalla comunità empolese».  «Noi siamo bravi ad adottare a distanza, non c'è famiglia che non abbia un bambino in India o in Africa e questa è una bella cosa - dice Rossi - però non possiamo perdere chi facendo parte di questa comunità ci intralcia la strada, ci disturba a causa dei suoi problemi. Francesco non sia lasciato solo, vada il sindaco di Empoli o chi per lui a trovare Francesco per non farlo sentire più solo di quello che si possa sentire uno di noi in quegli ambienti. Francesco non ha sicuramente ucciso nessuno, non ha compiuto mai reati pericolosi per sé e per la comunità. Si è solo incamminato, chissà quando e per quali motivi, su un terreno di distruzione. Ma Francesco in una comunità che voglia sentirsi tale ha diritto a una carezza, a una parola, a una relazione umana che i servizi preposti sono tenuti a dover assicurare insieme a noi cittadini». «Vada il sindaco o chi per lui immediatamente a liberare Francesco Lombardi - termina Rossi - e a collocarlo all'interno di percorsi umani che sono prima di tutto un diritto per quanti si trovano in condizione disperate».

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