Il Tirreno

Empoli

Domani scade la pena detentiva per il “folle di Firenze” che uccise tre persone tra l’89 e il ’90

«Non liberate quel serial killer»

Francesca Toccacielo
Il consigliere provinciale della Lega Nord Marco Cordone
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Il consigliere provinciale della Lega Nord Marco Cordone

Il consigliere Cordone figlio di una delle vittime: assurdo chiudere l'Opg

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 EMPOLI. «Non liberate l'assassino di mio padre, è un uomo ancora molto pericoloso, non riportate il terrore in Toscana». Marco Cordone, consigliere provinciale della Lega Nord, stavolta non parla da politico: l'appello con cui chiede che Sergio Cosimini, il cosiddetto "folle di Firenze" che tra il 1989 e il 1990 uccise tre persone mentre era in preda a raptus di follia, è un urlo di dolore più che un proclama. È il grido di un figlio che ha perduto il padre assassinato senza un motivo, colpito a morte da un uomo - il Cosimini appunto - che lo prese di mira per puro caso mentre passeggiava in un parco insieme al suo cane.  Domani scade la pena detentiva a cui il "folle di Firenze" è stato condannato per avere ammazzato il pensionato Antonio Cordone e due carabinieri che lo avevano fermato durante un controllo stradale di routine. È per questo che Marco Cordone ha convocato una conferenza stampa, per lanciare il suo messaggio a nome anche dei parenti di tutte le vittime di omicidi commessi da persone incapaci di intendere e di volere e inoltre per chiedere che gli ospedali psichiatrici giudiziari non vengano chiusi.  Sergio Cosimini, in questi anni, è stato rinchiuso sia nell'Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo che in quello di Barcellona Pozzo di Gotto in provincia di Messina, le due strutture cioè al centro dei provvedimenti di sequestro emessi proprio nei giorni scorsi dalla commissione parlamentare di inchiesta sull'efficienza del servizio sanitario nazionale presieduta dal senatore Ignazio Marino. Parlare di lui, del killer del padre, e allo stesso tempo del futuro dei due ospedali psichiatrici giudiziari per il consigliere della Lega Nord è inevitabile.  «Gli internati degli Opg, come lo stesso Cosimini - sostiene Cordone - sono soggetti che hanno commesso reati gravissimi e che sono socialmente molto pericolosi. Perciò queste strutture non si possono chiudere se non esistono valide alternative. È assurdo. La mia è una battaglia che porto avanti a nome di tutte le vittime di questa tipologia di assassini, che sono killer seriali, che uccidono senza un perché persone sconosciute e incontrate casualmente. Noi, però, siamo trattati come vittime di serie C perché lo Stato non ci riconosce neppure il diritto ad avere una tutela legale che non sia quella privata. E come se non bastasse dopo un po' di tempo questi assassini ce li ritroviamo per strada perché non sono imputabili per infermità mentali. E tutto questo senza neppure che qualcuno si degni di informarci. Noi vittime - conclude il consigliere leghista - abbiamo il diritto di sapere dov'è chi ha distrutto la nostra vita e se e quando sarà liberato. Anzi: abbiamo il diritto di chiedere che non venga liberato, perché, purtroppo noi lo sappiamo, è troppo pericoloso per gli altri».

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