Finanza
Cgil: l'Allegri rischia di scomparire
Lucia Aterini
◗
A sinistra Michele Cataneo e Silvia Mozzorecchi La multinazionale coreana Lg sarebbe interessata a rilevare la griffe
3 MINUTI DI LETTURA
VINCI. Gli impermeabili Allegri sotto una nuova Stella: d'oro e pure anche fortunata. Lo storico marchio potrebbe esser venduto a una multinazionale coreana, la Lg che sta per Lucky Goldstar (in inglese appunto Stella d'oro fortunata) e produce telefonini, elettronica ed è presente anche nel settore petrolchimico. Questo è l'ultima ipotesi/indiscrezione che circola con insistenza nel mondo della moda e che mette in grande apprensione i sindacati, Cgil e Uil in testa. Da tempo l'azienda, che ha sede in via Limitese, per il 60% ancora in mano alla famiglia Allegri e per il 40% al fondo d'investimento Orlando Italy, è in odore di cessione. E già in passato ci sono stati contatti con altre realtà del mondo della moda interessate a rilevare l'azienda da tempo in difficoltà. Fondata negli anni Sessanta, la società Dismi 92 spa ha cambiato assetto nel 2008 quando è entrato il fondo d'investimento Orlando Italy. E da allora l'azienda ha iniziato ad assottigliarsi; sia per il fatturato che è passato da 52 milioni, quanto era nel 2008, alla cifra attuale pari a circa 25 milioni. Sia anche sul fronte dell'occupazione: da 170 i dipendenti sono passati al momento a 96. E di questi, 20 sono da circa due anni in cassa integrazione. E ci rimarranno fino a fine 2011. «L'azienda ci ha già detto però - spiegano Silvia Mozzorecchi della Filctem Cgil e Michele Cataneo della Uilta Uil - che non vede la possibilità di far rientrare questi addetti perché non c'è all'orizzonte una ripresa importante». Ma la preoccupazione più grossa, ora, per i sindacati è per tutta la realtà produttiva, la sua esistenza nel territorio di Vinci. «Le voci, tra l'altro non smentite, di un possibile passaggio a una multinazionale coreana - spiegano Mozzorecchi e Cataneo - ci fanno temere la scomparsa dell'azienda dal nostro territorio. Se questo dovesse essere il nuovo scenario, ci opporremo a questo con tutte le nostre forze. Cercheremo l'aiuto delle istituzioni contro un impoverimento del tessuto industriale». «L'azienda ha utilizzato molti ammortizzatori sociali - vanno avanti i sindacati - la cassa integrazione è iniziata dal 2009. E' stata utilizzata quella straordinaria e poi quella in deroga. Sessantasei addetti sono stati messi in mobilità. Per cui noi non possiamo permettere nessuna manovra che vada a scapito dei dipendenti». «Se c'è la volontà - spiegano ancora Cataneo e Mozzorecchi - si possono cercare altre soluzioni sempre nell'ambito di una dismissione. Sicuramente Allegri rappresenta una realtà interessante per gruppi toscani o italiani che vogliono mantenere la produzione qui». Il rammarico dei sindacati è quello di non aver alcun dialogo con l'azienda. «Il responsabile risorse umane viene una volta alla settimana da Napoli - spiegano i sindacati - e ci richiede le domande che vogliamo porgli con largo anticipo e via mail». Questo sul metodo. Sulla sostanza, poi, «non ci hanno dato risposte su future cessioni. E sulla domanda specifica rispetto a un passaggio a un gruppo coreano non ci hanno dato, però, neppure smentite». E questo particolare è quello che fa più paura.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
