Il Tirreno

Empoli

Ultimatum alle partite Iva inattive

Francesco Turchi
La sede di Empoli dell’Agenzia delle entrate
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La sede di Empoli dell’Agenzia delle entrate

Sono duemila nel circondario, entro due mesi devono chiudere

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 EMPOLI. Ultimatum dell'Agenzia delle entrate a circa duemila partite Iva dell'Empolese-Valdelsa che sono inattive da almeno tre anni: devono essere chiuse entro due mesi, pagando 129 euro. Altrimenti scatteranno l'accertamento e la multa che può andare da un minimo di 516 euro a un massino di duemila euro.  La sanatoria. È prevista dal decreto 98 del 2011, entrato in vigore a luglio. Secondo la norma, le partite Iva dormienti (i cui titolari, sebbene obbligati, abbiano dimenticato di comunicare la cessazione della propria attività entro i trenta giorni prescitti dalla norma) potranno evitare la sanzione per l'omessa cessazione dell'attività con il versamento di 129 euro entro il 7 ottobre.  Cosa si rischia. Chi non si mette in regola può essere sottoposto all'accertamento dell'Agenzia delle entrate, che potrebbe portare a multe salatissime, oltre alla chiusura d'ufficio della partita Iva. Secondo la stima sulla proiezioni effettuate dall'Agenzia a livello regionale, nel circondario sono almeno duemila le partite Iva inattive, che potrebbero garantire grazie a questa operazione un gettito di circa 260mila euro al Fisco.  Gli obiettivi. Ma non è solo una questione di soldi. La sanatoria si è resa necessaria per pulire la banca dati anagrafica dell'Agenzia, appesantita dalle posizioni "fantasma" di quei contribuenti che pur essendo titolari di partita Iva non presentano la relativa dichiarazione da almeno tre anni oppure non svolgono alcuna attività. Il motivo del decreto? Facilitare gli accertamenti. I due milioni di posizioni dormienti a livello nazionale, non fanno altro che rallentare le operazioni di accertamento quando l'Agenzia vuole individuare i "campioni" sui quali procedere con i controlli. Dunque al fine di rendere più agevole l'iter, ecco la sanatoria, che permetterà ai titolari di posizioni dormienti di chiudere l'attività risparmiando un bel po' di soldi.  L'identikit. Le partite Iva inattive del circondario appartengono ai settori più disparati: si va dai liberi professionisti alle imprese edili. I motivi della mancata cancellazioni sono svariati: spesso si tratta di pigrizia o di dimenticanza, ma c'è anche chi si è stato travolto dalla crisi o chi, invece, è passato dall'attività individuale al lavoro di dipendente, ma non ha formalizzato la chiusura dell'impresa. Ma in alcuni casi la partita Iva non viene chiusa intenzionalmente, perché utilizzata per ottenere dei vantaggi fiscali.  Cosa fare.In pratica, per aderire alla norma di favore è sufficiente provvedere al versamento tramite F24, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, dell'importo di 129 euro, indicando il codice tributo 8110, la partita Iva da chiudere, e l'anno di cessazione dell'attività. Nell'ottica della semplificazione non è necessario presentare anche la dichiarazione di cessazione attività, con il modello AA7 (previsto per i soggetti diversi dalle persone fisiche) o il modello AA9 (previsto per le imprese individuali e lavoratori autonomi), perché la chiusura della partita Iva verrà effettuata dall'Agenzia sulla base dei dati desunti dal modello F24 presentato.

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