Il dolore
Si cercano tracce di Dna in auto
◗
Poggio Tempesti dove è stata stuprata la donna Sequestrati gli indumenti intimi della ragazza stuprata
2 MINUTI DI LETTURA
CERRETO GUIDI. Nuovi accertamenti scientifici sono stati richiesti dal sostituto procuratore Massimo Bonfiglio che coordina le indagini sulla violenza sessuale, sul sequestro e sulla rapina avvenuta alla coppia di fidanzati. Gli inquirenti cercano tracce di Dna. La coppia, lui 25 anni e lei 32, si era appartata vicino al cimitero di Stabbia e qui era partita l'aggressione. Per due ore, tra le 1,30 e le 3,30 di notte, i tre banditi, probabilmente albanesi, hanno portato a giro i due fidanzati tra Cerreto Guidi e la provincia di Pistoia. Per poi arrivare allo stupro della donna a Poggio Tempesti con il giovane rinchiuso nel portabagagliai del mezzo. Ma dai primi elementi che sono emersi, l'aggressione potrebbe essere stata premeditata contro la donna. Non una rapina degenerata in violenza sessuale, ma un atto proprio rivolto verso di lei. E infatti i tasselli anomali in questa vicenda non mancano. Da domenica notte i carabinieri stanno scandagliando ogni particolare per ricostruire la notte di terrore. Gli inquirenti, dopo aver sequestrato l'auto del giovane ritrovata lunedì a Massa e Cozzile, hanno acquisito anche gli indumenti intimi che la donna, vittima dello stupro, indossava al momento dell'assalto dei tre banditi. L'obiettivo è quello di trovare eventuali tracce di Dna utili a risalire all'identità degli aggressori. Uno solo dei tre banditi, secondo il racconto della donna stessa, l'ha violentata indossando un passamontagna, probabilmente per non farsi riconoscere. L'attività investigativa dei carabinieri di Empoli e del reparto operativo di Firenze si muove anche cercando di ricostruire il tragitto che i tre malviventi hanno fatto alla guida della vettura del fidanzato tenendo i due giovani a testa in giù per non far loro riconoscere la strada. Dalla ricostruzione fatta dalla coppia è emerso che durante il tragitto i tre hanno fatto una sosta in un distributore di carburante della zona (vicino a Vinci), un'area di servizio che è già stata individuata, ma il cui impianto di videosorveglianza era fuori uso la notte del sequestro. Sotto controllo sono stati messi anche i numeri dei telefoni cellulari rubati ai due fidanzati e probabilmente ancora in possesso dei malviventi. Sempre dai racconti della coppia di fidanzati, che si frequenta da circa cinque mesi dopo essersi conosciuti per motivi di lavoro, sembra che le pistole usate dai tre banditi per minacciarli fossero due e non una come era risultato dai primi riscontri degli investigatori.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
