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Empoli

Campinoti: sì, Betti ha sbagliato ma solo per amore del partito

Luciano Menconi
Campinoti: sì, Betti ha sbagliato ma solo per amore del partito

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 CERTALDO. Dopo tre giorni di silenzio, anche il sindaco Andrea Campinoti interviene sul caso politico fatto scoppiare dal suo vice in giunta, Francesco Betti, con la lettera pubblica in cui ha aspramente criticato il segretario regionale Pd Andrea Manciulli per essersi presentato alla festa del partito a Certaldo a bordo di una fiammante Audi A6 2700 turbodiesel con tanto di autista. Il fatto che la macchina fosse stata acquistata usata dal partito e che l'autista fosse un volontario non è servito a evitare il clamore sulla querelle. Tra tutti coloro più o meno direttamente toccati dalla disputa, Campinoti è nella condizione più difficile. Che fare? Rompere col numero due della sua amministrazione o incrinare i rapporti col segretario del partito? Il sindaco di Certaldo ha affidato a una lettera pubblica il suo giudizio sulla vicenda. Un giudizio con cui prende le distanze da Betti ma senza sconfessarlo, anzi - con una posizione che i maligni definirebbero cerchiobottista - ribadendogli stima e fiducia almeno quanto quelle riservate a Manciulli.  L'uno e l'altro. «Sono l'unico che conosce bene tutti i protagonisti del confronto - scrive Campinoti - ed è per questo che ho deciso di rendere pubblico il mio pensiero. So bene quanto il modo di interpretare il proprio impegno civile e politico di entrambi nel partito e negli incarichi istituzionali ricoperti sia animato da assoluto spirito di servizio e scevro da qualsiasi ambizione personale che non sia quella, legittima, di vedere affermati idee e valori che sostanziano il proprio impegno, quando esso è appunto libero, appassionato, responsabile. E so anche come loro interpretino il loro agire quotidiano in maniera sobria e attenta. Perciò credo di poter affermare con loro e a voce alta che quanto è stato ricamato sopra nei termini di speculazione politica, a proposito del fatto che questo episodio dimostrerebbe che anche i dirigenti Pd sono uguali agli altri per i cosiddetti "privilegi della casta", è falso e ingiusto».  L'errore di Betti. La posizione di Campinoti sul merito del caso è netta. «Che c'entrano "i privilegi della casta" - si chiede - con un'auto comprata usata dal partito, con un volontario che accompagna Andrea nei numerosi impegni a cui deve far fronte? Nulla. E questo lo sa bene anche Francesco che infatti, come ha scritto e dichiarato anche successivamente, nella sua lettera non si riferiva a questo, bensì al fatto che a suo giudizio era inopportuno, per la fase difficile che stiamo attraversando e per i sacrifici che tutti siamo chiamati a sostenere, quel modello di auto a disposizione degli spostamenti anche di Andrea e che, ma credo che questo derivi semplicemente dalla non conoscenza, fosse a sua disposizione un'autista, che credo Francesco non ritenesse essere un volontario. Giustamente è stato fatto a lui osservare, dopo avergli fornito le giuste e opportune delucidazioni, quanto male ci abbia fatto e ci stia facendo questa sua osservazione, soprattutto perché ha dato fiato a chi non ha altro interesse che contrastare forza e credibilità del Pd e dei suoi dirigenti, che è la forza su cui possono convergere le forze migliori del nostro Paese».  L'intransigenza di Betti. Dunque Betti ha sbagliato ma lo ha fatto - è la posizione di Campinoti - solo per il forte attaccamento al partito. «Sbaglierebbero quanti non valutassero che l'atteggiamento di Francesco testimonia una militanza e una dirigenza del partito attenta e anche, se si vuole, per me è un merito, intransigente. Così come è altrettanto evidente che questa vicenda deve insegnare a tutti noi, a partire da Francesco, ad essere più consapevoli che talvolta, nel sottolineare ciò che non ci piace del nostro partito, occorre avere un po' più di accortezza per non realizzare il paradosso che quello che vogliamo migliorare, alla fine non lo si distrugga proprio noi. E siccome li conosco e stimo entrambi, so bene quanto siano attenti alla questione della sobrietà dei nostri comportamenti e quanto tutti e due siano attaccati al nostro partito, riconoscendo in questo non solo i propri valori e i propri ideali, ma anche l'unica e vera speranza per costruire un'Italia migliore. Partito che avrà tanti difetti, ma che è il più concreto e credibile per quanto riguarda sia la questione di un moderno ridisegno dell'assetto istituzionale del paese che per la costruzione di una classe dirigente che senta ancor di più sulle proprie spalle l'etica della responsabilità, non solo nell'espletamento del proprio mandato politico o istituzionale ma anche nei propri comportamenti individuali. Noi non siamo uguali agli altri e anche questa vicenda, con quanto anche di inopportuno è stato scritto e affermato, lo dimostra».

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di Redazione web