Il dolore
A rischio le piante acquatiche del padule di Fucecchio
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La Ninfea bianca Seminario con le università rilancia un progetto anti-estinzione
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FUCECCHIO. Il seminario su "La conservazione delle piante acquatiche ad imminente rischio di estinzione nel comprensorio del Padule di Fucecchio" che si è tenuto a Castelmartini ha visto la partecipazione di ricercatori dell'Università di Firenze, dell'Orto Botanico di Pisa e della Scuola superiore Sant'Anna ed è stata un'occasione importante per fare il punto sulla situazione nell'area umida. Quando si parla di biodiversità del Padule spesso l'attenzione è rivolta agli uccelli acquatici, ma si tratta solo di un tassello del mosaico: la palude è un sistema complesso in equilibrio dinamico, costituito da elementi fisici (l'acqua, il terreno e i fattori climatici) e da una vasta gamma di organismi legati fra loro da strette relazioni di interdipendenza. Perciò la perdita di alcuni pezzi, ne trascina anche altri nell'oblio, determinando situazioni di crisi dell'ecosistema. Oggi non vi sono dubbi sul fatto che le comunità biotiche maggiormente impoverite e più vulnerabili siano quelle più strettamente legate all'acqua: le piante acquatiche (idrofite), gli anfibi, la fauna ittica e la fauna invertebrata acquatica. Il motivo è da ricercare in due fattori di minaccia, entrambi di origine antropica: da un lato il deficit idrico e la scadente qualità delle acque affluenti, dall'altro l'introduzione di specie alloctone invasive, come il gambero rosso della Louisiana e la nutria. In particolare la scomparsa della flora acquatica, ben documentata dalle indagini floristiche compiute dai botanici del Centro di ricerca documentazione e promozione del Padule di Fucecchio ha avuto ripercussioni pesantissime; come tutte le piante infatti le idrofite presiedono alla produzione primaria, fornendo cibo e riparo a insetti, molluschi, pesci, anfibi, uccelli. Con esse sono scomparsi habitat straordinari, come le intricate praterie sommerse o i tappeti galleggianti di ninfee, brasche e lenticchie d'acqua, che più di ogni altro elemento caratterizzavano il paesaggio del Padule nei mesi primaverili e estivi. La situazione è così grave che occorra tentare di salvare le specie a imminente rischio di estinzione ricorrendo anche a tecniche di conservazione ex situ (cioè al di fuori del loro ambiente naturale). Per questo un anno fa, dalla collaborazione fra la Scuola Sant'Anna, il Dipartimento di Biologia delle Piante dell'Università di Pisa e il Centro di ricerca del Padule di Fucecchio, è nato un progetto, finanziato dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, che aveva come scopo quello di mettere a punto protocolli tecnici per effettuare la micropropagazione e la realizzazione di una banca genetica delle piante acquatiche del Padule, dove conservare piantine a crescita rallentata su un substrato sterile. A questa attività, che proseguirà con partecipazione anche della Provincia di Pistoia e dell'Orto Botanico di Pisa, dovrà affiancarsi un rinnovato impegno da parte delle istituzioni per migliorare le condizioni del Padule, soprattutto nei riguardi della tutela delle risorse idriche.
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