Gioco
Montelupo abbraccia il maestro Dino ceramista da 84 anni
Simona Buccheri
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MONTELUPO. «La ceramica è un mondo fantastico ma scegliere questa carriera non è dipeso da me. Quando avevo 13 anni un lavoro mi serviva per aiutare la mia famiglia e non c'era scelta: si andava da chi fosse disposto ad insegnare un mestiere. Io ho avuto fortuna, ho imparato il lavoro più bello e l'ho amato profondamente». Dino Caverni, classe 1914, è stato ospite alla Festa della Ceramica di Montelupo Fiorentino. La sua incredibile carriera inizia nel 1927 quando un anziano mastro ceramista di Capraia lo prende come apprendista. Da lui impara la precisione nel ricopiare i disegni, la mano ferma che lo renderà tanto apprezzato nel suo campo. Da lì alla prima fabbrica il passo è breve: lo stesso maestro lo raccomanda alla fabbrica Fanciullacci, dove impara la difficile arte della pittura su ceramica. È perso nei ricordi mentre racconta la sua quasi centenaria vita, dedicata interamente a due sole passioni, la ceramica e il calcio. Racconta un mondo molto diverso da quello moderno, in cui gli artigiani risparmiano fino all'ultimo centesimo per poter comprare i propri attrezzi e portare la propria passione entro le mura domestiche. Ed è con orgoglio che parla di quelli che lui stesso tiene nella sua vecchia casa, in cui «torno di tanto in tanto per poter riprendere in mano gli strumenti di un lavoro tanto amato». Adesso Caverni vive nella Rsa "Il Castello" di Montelupo, la struttura attiva dal 2009 che lo annovera tra i suoi primi ospiti e che ha permesso la sua partecipazione alla festa. «Dino non esce molto», raccontano le animatrici che lo accompagnano, «ma partecipare alla festa è stato per lui molto emozionante». Tutta Montelupo è scesa in strada per ammirare la mano esperta e ancora ferma di Dino Caverni mentre opera con l'argilla, incidendo vere e proprie opere d'arte sulla morbida tavoletta. Viene ammirato ed apprezzato e la gente ancora si ricorda di lui, come ci racconta quasi commosso. Ha anche voluto regalare i lavori di quella sera a chi si è fermato a guardare, tanto che solo pochi sono quelli rimasti a lui, e non vede l'ora di cuocerli per poterli dipingere. Racconta con orgoglio di come il suo carattere bonaccione, come lui stesso si definisce, la sua serietà e bravura nel lavoro gli hanno permesso di girare tutte le fabbriche di ceramica della zona, lavorando per tutti con lo stesso impegno e dedizione. «Sa, mi chiamavano sempre per lavorare o anche solo chiedere un parere, non ero mai io ad inseguire il lavoro», racconta, fiero, mentre mostra una delle incisioni prodotte alla festa. Non ha mai avuto problemi sul lavoro, anzi lui stesso scherza vantandosi di come la sua sola presenza sia riuscita sempre a mettere d'accordo padroni e operai, e si commuove quando ricorda di come le fabbriche fossero più che semplici posti di lavoro: delle grandi famiglie in tutto e per tutto, con amicizia, fiducia e rispetto reciproco. Il racconto di Dino Caverni mostra un mondo ormai quasi svanito, un panorama lavorativo in cui l'artigiano aveva ancora importanza e fama e le fabbriche non erano semplici strutture meccanizzate. Il quasi centenario ceramista è uno dei 45 ospiti della Rsa in cui operano le animatrici e gli animatori della cooperativa "Il Borro", che tanto fanno per cercare di mantenere i loro anziani parte integrante della comunità. La partecipazione di Caverni alla Festa della ceramica è un grande traguardo per loro, poiché grazie all'aiuto della "Exponent Srl" di Empoli, che ha organizzato la manifestazione e concesso uno spazio all'anziano ceramista, sono riusciti a ridare entusiasmo e gioia ad uno dei loro ospiti, uno straordinario rappresentante della comunità che ha ancora tanto da dare.
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