Il dolore
Non è ancora stata pubblicata la cessazione della legge: forse le tariffe nellAto 2 andranno giù dal prossimo semestre
Acqua, la bolletta tradisce il referendum
Marco Pagli
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Una bolletta di Acque Nonostante l'esito del voto si paga ancora una remunerazione del 7% ai gestori del servizio
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EMPOLI. Spente, o quasi, le luci sul referendum popolare del 12 e 13 giugno, il 7% di capitale remunerativo per i gestori del servizio idrico rimane in bolletta. Almeno per ora. All'appello, infatti manca la pubblicazione dell'avvenuta cassazione delle leggi o degli articoli di legge oggetto del referendum sulla Gazzetta ufficiale. Prima di questo passaggio, infatti, l'abrogazione delle norme, tra le quali c'è anche quella che confermava l'adeguata remunerazione del capitale investito dal gestore, non può avvenire. Insomma a quasi un mese dal voto, ancora niente si è mosso dal punto di vista istituzionale. Il ritardo potrebbe costare caro ai cittadini, che fino a quando non si sbloccherà la situazione, continueranno a pagare quel 7% in più che 26 milioni di italiani hanno giudicato illegittimo. Dal canto suo l'Ato 2, nella quale stanno tutti i comuni del basso Valdarno compresi quelli dell'Empolese Valdelsa, conferma che in attesa di indicazioni precise manterrà lo stesso modus operandi nella compilazione della bolletta. «Ancora il presidente della Repubblica non ha emanato il decreto che ratifica il risultato della consultazione e che dà il via all'abrogazione delle norme - spiega Alessandro Mazzei, direttore generale dell'Autorità di ambito territoriale ottimale 2 - fino a quel momento il referendum non ha valore legale e perciò noi continueremo a stilare le tariffe e le bollette sulla base del metodo che è stato disposto dal decreto ministeriale del '96, il primo che ha introdotto la remunerazione del capitale investito». Le Ato toscane, cioè quelle autorità che svolgono un ruolo da garante tra affidatari dei servizi pubblici e gestori e che sovrintendono anche alla determinazione delle tariffe nella nostra regione, hanno peraltro richiesto al presidente del Consiglio di chiarire al più presto quali norme devono essere applicate alla luce del voto del 12 e 13 giugno scorsi. «Stiamo attendendo una risposta - continua Mazzei - ma per adesso diversi pareri legali convergono sul fatto che siamo tenuti a mantenere le stesse voci di spesa, fintanto che non verranno introdotti metodi diversi». La soluzione del problema, comunque, dovrebbe arrivare prima dell'inoltro delle bollette relative alla seconda metà dell'anno. In quell'occasione i contribuenti, questa è la speranza, dovrebbero vedersi recapitare conti più leggeri del 7%. Nel frattempo, comitati e associazioni di consumatori fanno sentire la propria voce. «Il ritardo ufficialmente è dovuto allo scioglimento del nodo sul terzo quesito, quello sul nucleare, per il quale gli italiani all'estero hanno votato un testo diverso - spiega Colin Du Liege, del Forum toscano per l'acqua pubblica - in realtà ci sono molti poteri forti e multinazionali che premono perché il responso del referendum venga in qualche modo aggirato. Noi stiamo vigilando perché, non appena il decreto verrà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, le Ato mettano in pratica la volontà popolare». Sulla stessa lunghezza d'onda Giuseppe Minigrilli, presidente di Federconsumatori Toscana. «Il referendum ha abolito una norma ben precisa - dice - ed è inevitabile che le tariffe devono essere riviste. Una volta terminato l'iter le Ato devono garantire l'applicazione delle norme. Bisogna tener conto che nella nostra regione 2 cittadini su 3 hanno votato contro la remunerazione del capitale investito per i gestori del servizio idrico e questo va rispettato in pieno».
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