Gioco
Ascanio Celestini illumina l'estate culturale di Vinci
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Ascanio Celestini Stasera in piazza Guidi leggerà "I racconti", storie di precari, ingiustizie e ordinaria follia
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VINCI. Sarà Ascanio Celestini il "teatrante nomade ed evocatore" ad accendere le luci della ribalta sul palco dell'estate culturale vinciana 2011. Per la rassegna "Ad Alta Voce", dopo Sandro Lombardi, Paolo Poli, Toni Servillo, Moni Ovadia e Lina Sastri, protagonisti delle passate edizioni, sarà lui stasera al centro della scena in piazza Guidi. Uno spettacolo a ingresso libero. Nel magnifico scenario notturno della piazza ideata da Mimmo Paladino, l'attore, regista e autore teatrale cinematografico e letterario dalle 22 in poi leggerà "I racconti", storie di giovani precari, ingiustizie e ordinaria follia. Ancora spazio alla prosa dunque, per la sesta edizione di una rassegna di teatro fra le più originali del panorama nazionale. I piani inclinati della piazza, punteggiati dai simboli luccicanti delle tessere argentee dei mosaici evocanti figure leonardesche, ospitano il pubblico, tutto rivolto verso l'artista, una figura che si erge sola, statuaria, al vertice dello spazio; qui il dialogo è intimo, e tocca le corde più sensibili degli ascoltatori, che divengono parte integrante della performance artistica. «La maggior parte di queste storie - afferma Celestini - sono passate o passeranno per la trasmissione "Parla con me" di Serena Dandini. Qualcuna proviene dalla tradizione popolare, ma tutte hanno in comune l'improvvisazione. Salgo in scena senza copione e scaletta». Un evento d'apertura col botto dunque per il cartellone di Vinci d'Estate. «Tra l'ascolto e il racconto - prosegue Celestini - ci sta la scrittura che spesso scivola un po' da una parte e dall'altra. Certe storie diventano libri e spettacoli pieni di personaggi dove la storia del passato ha spesso un ruolo importante. Altre restano minime e hanno un corpo che le fa assomigliare alla canzonetta. C'è un solo personaggio, al massimo un paio. C'è un meccanismo semplice che si ripete come un ritornello in mezzo alle strofe. A volte c'è un piccolo paese governato dal partito dei corrotti e dal partito dei mafiosi, una volta in quel paese scoppia un'epidemia e vengono interpellati i presidenti della congregazione dei cittadini contro le minoranze razziali, sessuali e ideologiche. In quel piccolo paese il re si mette la corona per nascondere la testa pelata, la multinazionale del chiodo si allea con la multinazionale della fede e a scuola si danno lezioni di fila indiana». Certo... che paese! Ma tant'é. Comunque, nel quadro della semplicità più estrema, gli ingredienti per una serata da ricordare ci sono tutti. «Un uomo che parla, e nient'altro. Una faccia essenziale. Un vestiario di tutti i giorni. Un posto qualunque. Una comunità di gente che sta a sentire. La somma di questi fattori - afferma Rodolfo di Giammarco descrivendo Celestini e il prolifico filone contemporaneo degli autori teatrali - nell'era odierna telematica, nella società fredda e le conversazioni silenziose a mezzo e mail, e nel jurassic park della prosa letargica per abbonati, ha il conciliante effetto di restituire al teatro la dimensione originaria del rito, dell'arte dell'incontro». In piazza appunto. P.S.
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