Sicurezza
Fu rimesso in azione dopo il bombardamento del ponte sullArno
Il ritorno del traghetto
Luciano Gianfranceschi
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Il traghetto dellArno nellestate del 1944 Il passaggio del fiume era bloccato dalle piene
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FUCECCHIO. «Finalmente, il ponte sull'Arno è stato distrutto». Non lo dissero i piloti dei bombardieri alleati, che da tempo non riuscivano a centrarlo e avevano fatto cadere bombe anche a San Pierino e nella fattoria Bombici, in centro a Fucecchio. A pronunciare la parole fu, in chiesa delle Monache, la prima domenica del luglio 1944, il giorno 2, al termine della messa, il sacerdote don Marradi, detto il Nanetto, che aggiunse: "Ite, missa est" (allora la messa veniva detta in latino). La frase in italiano è rimasta memorabile. E i presenti, e poi quando la voce si sparse, tutti tirarono un respiro di sollievo per un pericolo in meno. «Ma, per attraversare l'Arno, fu messo di nuovo in azione il traghetto - racconta il maestro Mario Catastini, memoria storica locale - come prima del 1865, anno in cui il ponte era stato inaugurato. E, in quella festosa occasione, i paesani avevano detto con orgoglio: "Questo ponte non lo butta giù nemmeno Domineddio!". Ma, daccapo, Fucecchio era completamente isolato dalle principali vie d'accesso a Firenze e alle altre località della zona. Tutti i ponti sull'Arno erano stati distrutti, c'era soltanto un ponte in ferro, opera dei militari, nei pressi di Castelfranco». Com'era quel traghetto, di cui restano la memoria e qualche foto? «Uno zatterone, che affondava circa mezzo metro sotto il pelo dell'acqua, e veniva spinto tramite le funi d'acciaio, oppure con l'aiuto di una pertica. Il traghetto era tra due cavi di ferro, tesi tra le sponde, affinché non debordasse e andasse per conto suo. Per spingerlo c'era questo cavo, fisso, da tirare con le mani, e così si mandava avanti il traghetto sull'Arno. Ci montavano sopra anche le carrozze, l'autobus. A volte, anche noi passeggeri si dava una mano». Una faticaccia. «Macché. Ci si divertiva, e ci si riscaldavano le mani. Invece l'attraversamento era interrotto quando c'erano le piene, perché la corrente era così forte da diventare pericolosa e il traghetto poteva andare alla deriva». L'orario? «Andava dall'alba al tramonto. Ma in caso di necessità, il servizio si svolgeva anche di notte, andando a chiamare a casa i navalestri. Normalmente, la sera, veniva chiuso con i cancelli sulle due sponde. E nei pressi c'era il casotto della biglietteria per il pagamento del pedaggio». Il ponte venne ricostruito nel 1947-1948, e inaugurato nel 1949. C'erano meno disponibilità economiche, ma tutto funzionava più speditamente, se si pensa all'attuale ponte sull'Arno in costruzione da una decina d'anni tra San Pierino e Pieve a Ripoli.
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