Gioco
Il fascino del vampiro domina il romanzo di Stefania Niccolini
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La scrittrice Stefania Niccolini con alcuni attori del cast di Twilight 3 MINUTI DI LETTURA
FUCECCHIO. Ispirato a un caso mediatico (libri più film), è divenuto, a sua volta, un caso (letterario). È la saga di "Twilight", di Stephenie Meyer, e di "Non lasciarmi Edward", romanzo di Stefania Niccolini, fiorentina trapiantata a Fucecchio, pubblicato da La Corte editore. La recensione, proposta da "Twilighitalia.com", è rimbalzata sui siti dedicati alla saga, ottenendo ben cinque milioni di visualizzazioni. Inoltre, il romanzo è stato presentato al Salone del Libro, a Torino, e l'autrice ha partecipato (invitata) al "Twilight ItaCon 2", che ha visto l'intervento di alcuni attori del film. Giocato su sogno e realtà, il romanzo racconta di Irene Gigli, sedicenne, liceale, la quale, leggendo il libro della Meyer, s'innamora del protagonista Edward Cullen e, poi, per una serie di circostanze, s'identifica in Bella Swan, la donna di lui. Ciò provoca non pochi equivoci. Ben scritto, non si fa fatica a leggerlo velocemente. Stefania, è vero che il romanzo nasce perché lei, che non è più un'adolescente come la sua eroina, è affetta da Twilite acuta? «Ebbene sì, lo ammetto: come la protagonista del mio romanzo, anch'io, leggendo i romanzi della saga di Twilight, sono caduta vittima del fascino immortale di Edward. Scrivere 'Non lasciarmi Edward' è stato il mio personale metodo per guarire da questa 'patologia', che ha mietuto 15.000.000 di vittime in tutto il mondo, senza limiti d'età». Ricordo che nessuno della mia generazione prese le parti di Dracula e imitazioni varie. Anzi. Non vedevamo l'ora che qualcuno gli ficcasse il piolo di legno in mezzo al petto per farla finmita e andare a casa contenti. Oggi cosa c'è di diverso che rende simpatici i succhiasangue? «Credo che la bravura di Stephenie Meyer sia stata quella di raccontare la storia di un amore totale e coinvolgente, 'paradossalmente' al limite del platonico. Più che i gesti, sono le parole, che i protagonisti si scambiano, che colpiscono. In un mondo in cui si reclamizza 'il tutto e subito', Twilight ha riscoperto il romanticismo. Il fatto, poi, che il protagonista sia un vampiro, aumenta la tensione amorosa». Dica, la verità, sta meditando di raccontare la storia di un suo vampiro, che si muove, seminando amore e morte, a Fucecchio... «Effettivamente, soprattutto la 'Fucecchio alta' si presterebbe benissimo come teatro di diverse ambientazioni anche gotiche. A voler ben guardare, la storia del mio romanzo si svolge in una non ben identificata cittadina della Toscana, tra Pisa e Firenze, che, sotto certi aspetti, assomiglia già molto a Fucecchio». Lei, laureata in economia e commercio, ha scoperto che scrivere e inventare giochi è più divertente che far di conto. Anche sul piano economico? «Sia i giochi sia il libro sono frutto di una passione condivisa con mio marito e i miei figli. Un grosso guadagno è già rappresentato dalle recensioni positive di African Park su riviste e siti internet stranieri e dai commenti entusiasti di 'Non lasciarmi Edward', che mi arrivano quotidianamente su Facebook. L'aspetto economico poi dipenderà dalle copie vendute e se, come speriamo, saranno tante, pecunia non olet». Che tipo di giochi inventa? «Si tratta di giochi da tavolo e di società che nascono dalla mente di mio marito ingegnere, dei nostri figli, abili'gamers' e ovviamente mia. Nella preparazione di un prototipo capiamo di aver raggiunto la formula ottimale, quando giocando tutti insieme io mi arrabbio per le mosse dei miei avversari...». Riccardo Cardellicchio IL PROLOGO DELLA STORIA «Attaccata a un flebile sogno» Incipit del prologo di "Non lasciarmi Edward", di Stefania Niccolini: «Ho atteso così a lungo questo momento. Ma finalmente sto per rivedere Edward. Non ho rinunciato a credere che tutto possa ancora ricominciare, non l'ho fatto, ma sognare costa caro se, poi, tutto si rivela solo una dolorosa illusione. Io, però, ho scelto di attaccarmi a questo flebile sogno, di stringerlo stretto fra le mani, perché se un giorno dovesse realizzarsi, ricomincerei finalmente a vivere. Quando si è perduto tutto, infatti, la speranza è l'ultima àncora di salvataggio a cui aggrapparsi: l'illusione, una dolce medicina che anestetizza ogni male».
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