Il Tirreno

Empoli

Era della Misericordia

Come l'effige di Maria finì in Collegiata

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 FUCECCHIO. Il tratto da percorrere era brevissimo: dalla chiesa di San Salvatore, sul Poggio Salamartano, alla Collegiata. Pochi metri. Un pugno di minuti. Ma importanti. Dopo tanto tribolare, i fedeli avevano la possibilità di portare in processione l'effige della Madonna di Piazza. La Venerabile Arciconfraternita della Misericordia, che ne era proprietaria da qualche tempo, aveva detto di sì. Era il 1878. Due anni prima aveva detto di no, nonostante che si fossero mossi quasi cinquecento capifamiglia. «La Madonna è di tutti», avevano protestato. «Ha salvato Fucecchio dalla peste».  Quando la statua della Madonna è del Comune fa bella mostra di sé in piazza Maggiore (piazza Vittorio Veneto). E' in una nicchia, nella facciata del municipio, che mostra segni di vecchiezza. Difatti, viene deciso di demolirlo e rifarlo. E la Madonna è costretta a emigrare. E' il 1857. Finisce in Collegiata, con l'impegno di rimetterla nella facciata del nuovo palazzo. Ma, al posto della nicchia, realizzano una finestra, per dar luce e aria a un ufficio. E' il 1859.  «Possibile che non si trovi un posto in piazza?». Il Comune, dopo tanto ponsare, decide di liberarsene. Il 21 agosto 1874, con una permuta, cede l'immagine della Madonna alla Misericordia, insieme con la chiesa di San Salvatore. E la Venerabile la colloca in chiesa, che è quasi sempre chiusa. La gente protesta. Poi fa seguire richieste pressanti. Che almeno si consenta di portarla in processione.  E il sì era arrivato, finalmente. E c'era così tanta gente, quel giorno, sul Poggio, che era impossibile parlare di processione. Allora i fedeli fecero largo ai portantini. Dopo cinque minuti, l'immagine era in Collegiata. I confratelli non ci misero molto a capire che erano stati giocati. Alle loro rimostranze, si sentirono dire: «La Madonna non si muove più dalla Collegiata». Volarono parole pesanti. Alla fine, i confratelli cedettero. Non potevano mettersi contro un paese. R.C.

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