Il Tirreno

Empoli

Reddito da poveri, girano in Porsche

Francesco Turchi
Il capitano della guardia di finanza di Empoli Roberto Lauretta e un modello di Porsche Boxster simile a quella di proprietà della famiglia Ferlito-Costa di Ponte a Elsa (foto Thecarspy - Flickr)
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Il capitano della guardia di finanza di Empoli Roberto Lauretta e un modello di Porsche Boxster simile a quella di proprietà della famiglia Ferlito-Costa di Ponte a Elsa (foto Thecarspy - Flickr)

Incastrati dalla Finanza due coniugi che vivono in una casa popolare

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 EMPOLI. Vivono da vent'anni in una casa popolare. Ma viaggiano in Porsche. La Finanza ha voluto vederci chiaro e ha scoperto che i due coniugi titolari di un'impresa edile avevano annotato fatture false per oltre 280mila euro. In questo modo abbattevano i ricavi e il reddito restava basso al punto da garantirgli la permanenza nell'alloggio di Publicasa. Processati, hanno patteggiato 8 mesi.  I protagonisti della vicenda sono Antonio Ludovico Ferlito, 52 anni, e sua moglie Antonia Rita Costa, 48 anni, che vivono in un appartamento del blocco di case popolari di via Caduti di Cefalonia a Ponte a Elsa, dove ha sede anche la loro impresa edile. Nel quartiere non poteva passare inosservata la presenza di una Porsche Boxster 2.8 benzina, del valore di oltre cinquantamila euro, che veniva quotidianamente parcheggiata nelle vicinanze dell'edificio.  Un sogno destinato a rimanere tale per tanti, e in particolare per chi ha un reddito da casa popolare. Ma non per i due imprenditori, che avevano deciso di farsi un bel regalo. Che però non è passato inosservato alla guardia di finanza, che durante un servizio di controllo del territorio ha notato il "gioiello" parcheggiato in via Caduti di Cefalonia a Ponte a Elsa, proprio accanto al complesso ex Ater. Le fiamme gialle empolesi, guidate dal capitano Roberto Lauretta, hanno avviato un'indagine, dalla quale è emerso che l'auto di lusso risultava intestata a un'impresa edile empolese di proprietà dei due coniugi residenti nella casa popolare. È subito risultata evidente la sproporzione tra il tenore di vita della famiglia Ferlito-Costa e i loro redditi dichiarati al Fisco.  A quel punto è scattato l'accertamento fiscale, attraverso il quale la Finanza ha scoperto nella contabilità costi fittizi per 280mila euro, dovuti alla registrazione di ventuno fatture, emesse da quattro diversi fornitori tra il 2005 e il 2008.  Le fatture in questione sono apparse subito anomale in quanto tutte prive dell'esatta indicazione della natura e qualità delle prestazioni eseguite, nonché dei luoghi e dei cantieri dove le stesse sarebbero state realizzate.  A quel punto la guardia di finanza ha bussato alle porte delle aziende che risultavano avere emesso i documenti contabili per effettuare una serie di verifiche incrociate: i controlli hanno confermato che quei rapporti commerciali erano falsi. Le fatture in pratica sono risultate riprodotte mediante la ricostruzione del logo ufficiale delle imprese emittenti. Per i due coniugi è scattata la denuncia. Rinviati a giudizio hanno patteggiato otto mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena, per i reati di dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti nonché per emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.  E ora, dopo il patteggiamento, i due coniugi potrebbero perdere anche la casa di via Caduti di Cefalonia. La guardia di finanza ha infatti inoltrato al Comune di Empoli la segnalazione della vicenda, per la verifica della sussistenza dei requisiti relativi all'occupazione dell'appartamento popolare di Ponte a Elsa, per il quale è previsto come requisito la disponibilità di un reddito familiare "convenzionale" non superiore al tetto dei 14.715 euro (oltre al reddito imponibile incide per esempio il numero di figli a carico).

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