Attenzione
La preside: aiutiamoli a evitare di rischiare
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Daniela Borghesi «Ma il dato sul consumo tra le mura scolastiche non mi pare credibile»
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EMPOLI. Gli studenti del Pontormo che hanno condotto l'inchiesta hanno intervistato la preside della loro scuola, la professoressa Daniela Borghesi, su quanto è emerso dal sondaggio effettuato negli istituti superiori empolesi. Due ragazzi su tre hanno fumato o fumano spinelli: le pare un dato plausibile? «Sì, purtroppo sì». Molti affermano di avere visto fumare canne in ambito scolastico. Ancora: le sembra plausibile? «Francamente no. Mi sono fatta l'idea che un certo tipo di comportamento sia piuttosto diffuso tra i ragazzi ma fuori dalle mura scolastiche. Che sia d'uso anche a scuola, speravo e continuo a sperare di no». Il suo impegno contro questo problema? «Abbiamo preparato questionari, assemblee, incontri coordinati con l'Asl. Li rifaremo anche il prossimo anno e non solo sul tema delle droghe leggere. L'alcol, per esempio, è molto sottovalutato dai giovani. Anche nelle famiglie, tra la gente comune, non viene percepito come una droga, quando in realtà lo è. La pericolosità dell'alcol si può riscontrare anche nei recenti casi di ragazzi andati in coma etilico. Stesso discorso vale per la sigaretta». Quindi ha intenzione di continuare a promuovere interventi didattici di questo genere? «Sì, abbiamo già avuto una riunione con la Società della Salute di Empoli per incrementare questo tipo di lezioni. Le divideremo per fasce, facendole classe per classe, in modo che sia meno dispersivo il messaggio che viene mandato. L'imposizione serve a poco, è più utile un'informazione mirata a fare comprendere ai giovani i rischi che si corrono con certi comportamenti». Quali modalità di informazione ha in mente per migliorare l'efficacia di questi incontri? «Dipende molto dall'operatore. Servono persone che riescano a coinvolgere gli studenti: operatori che in una classe singola e con i giusti strumenti possano lavorare eliminando l'imbarazzo che i ragazzi possono provare di fronte a un'assemblea. A questo scopo può essere utile allontanare il docente dall'aula e sostituirlo con la psicologa della scuola. Un altro fronte su cui educare i ragazzi sarà poi quello della comunicazione tra studenti e istituzione scolastica. Se chi ha sentito parlare di droghe consumate nella scuola lo riferisse ai presidi, si potrebbero allertare i collaboratori scolastici per una migliore sorveglianza».
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