Il Tirreno

Empoli

Il medico: minimizzare è pericoloso

Elisa Bigazzi
La sede del Sert
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La sede del Sert

«Anche le famiglie sottovalutano il problema, è un grosso errore»

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 EMPOLI. Ragazzi non fumate marijuana o hashish: è più semplice di quanto comunemente si pensi passare dal fumo all'utilizzo di eroina e cocaina. È quanto emerge dall'esperienza degli operatori del Sert sull'uso di droghe leggere fra i giovani. L'opinione più diffusa fra i ragazzi che frequentano le scuole medie superiori è che fumare le canne non comporti conseguenza, anzi il fumo è considerato nel gruppo un atteggiamento normale: diverso è casomai chi non fuma. «E' allarmante - spiega Lucia Carlomagno, dirigente medico tossicologo dell'Asl 11 - la frequenza con la quale i giovani oggi fanno uso di droghe leggere: i ragazzi inviati al Sert dalle forze dell'ordine perché trovati in possesso di marijuana e hashish sono in continuo aumento».  Nel 2010 sono stati oltre 60 i ragazzi costretti a seguire un percorso di controllo e riabilitazione inviati dai carabinieri, ma si tratta di un numero ridotto al minimo rispetto alla quantità di giovani che fumano abitualmente. Ciò che più spesso viene sottovalutato è l'evoluzione dall'uso delle canne al consumo di cocaina e eroina. Nel 2010 un quarto dei soggetti presentati al Sert per la prima volta usava cannabis come droga primaria.  «Altro fattore grave - dice Carlomagno - è la convinzione dei ragazzi di poter tenere sotto controllo il consumo di sostanze dannose. Il pericolo si insinua la prima volta che si prova a fumare: nessuno può sapere come la situazione si evolverà, nessuno può essere certo che quella sarà la prima e ultima canna consumata».  In un gruppo di amici c'è una sorta di contagio: dalle due o tre persone che iniziano a fumare si passa alla quasi totalità del gruppo che fa uso di droghe leggere. I ragazzi che si presentano al Sert volontariamente o perché costretti dalla legge dopo essere stati trovati in possesso di droga effettuano un periodo di osservazione per individuare il grado di dipendenza e le risorse del soggetto e del contesto familiare. Sulla base di quanto emerge viene definito il programma terapeutico-riabilitativo che potrà prevedere, oltre a controlli costanti, colloqui con l'educatore e lo psicologo. L'inserimento in comunità terapeutiche è previsto per le situazioni più gravi. «Altra questione da non sottovalutare - concluce Carlomagno - è la leggerezza con cui molte famiglie affrontano il problema del figlio che fa uso di cannabis. Fumare marijuana o hashish spesso non è considerata dal genitore una cosa grave o comunque la famiglia tende a lasciarsi convincere dalle rassicurazioni del ragazzo sull'interruzione dell'uso».

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