Sicurezza
Come imparare a vivere senza soldi
Marco Fani
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Viorica Guerri dellArci Stasera ad Avane l'incontro con il teorico della decrescita felice
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EMPOLI. Vivere spendendo sempre meno denaro, coltivando un piccolo appezzamento di terra per la propria autosussistenza e mettendo in comune servizi tra famiglie per la cura di anziani e bambini. Sono alcuni dei cardini del libro "La decrescita felice. La qualità della vita non dipende dal Pil", che sarà presentato stasera alle 21,30 al circolo di Avane. L'iniziativa a cura dell'Arci aperta a tutta la cittadinanza, vedrà la presenza dell'autore Maurizio Pallante, studioso e fondatore del Movimento per la decrescita felice, uno dei massimi esperti sui rapporti tra ecologia, tecnologia ed economia. «Con questa iniziativa - spiega Viorica Guerri - l'Arci vuole continuare il percorso sulla promozione di nuovi stili di vita intrapreso un anno fa e proseguita anche con alcune proiezioni del documentario "Living without money", sull'esperienza di una signora tedesca che da 14 anni vive senza soldi. L'intento è mostrare che un altro tipo di mondo è possibile uscendo dalla logica del profitto». Stasera si parlerà di un nuovo modello di economia solidale. «Calcolare la qualità della vita attraverso la crescita e quindi attravero il Pil dice Pallante nel libro - continua Guerri - è sbagliato. La logica della crescita fa desiderare cose di cui non si ha strettamente bisogno. Ogni giorno i prodotti cambiano e si innovano cosicché il consumatore rimane frustrato. Questo sistema è insostenibile e ha provocato, soprattutto nelle persone più fragili, aumento di dipendenze tra cui l'acquisto di psicofarmaci e suicidi». Per Pallante la crisi in atto a livello economico, lavorativo e morale segna la fine di un'epoca. «Il sistema di crescita economica non riesce più ad autoriprodursi - conclude Guerri - e le possibilità che intravede l'autore per uscire da questo momento sono due. O il regresso con conseguente caos a livello sociale o un'evoluzione storica positiva che si identifica con la decrescita. Un verbo che non ha un'accezione negativa, ma che viene inteso come ritorno ad un'economia più semplice dove l'uomo è al centro del mondo, dove vige l'autoproduzione o lo scambio di servizi, soprattutto di cura di bambini e anziani. Azioni che non prevedono un giro di denaro e che non aumentano il Pil, ma contribuiscono a creare comunità e rapporti umani solidi».
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