Il Tirreno

Empoli

Al falò in Piazzetta

Per S. Giovanni cantavamo "Tumbamba"

Riccardo Cardellicchio

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 FUCECCHIO. La Piazzetta era il nostro regno. Gli anziani continuavano a chiamarla gli Ortacci. C'erano case, prima. Roba per gente povera, per emarginati. Roba inabitabile, a un certo punto, che un po' era stata demolita nell'Ottocento e un po' ci aveva pensato la guerra a farne tabula rasa. Era il nostro regno e il nostro palcoscenico. Ci giocavamo a pioli. Ci correvamo. Ci facevamo a rimpiattino con grande giubilo quando s'aggregavano anche le femmine. Ci suonavamo i campanelli. E Verdiana, la fruttivendola, aveva il suo daffare per impedirci manciate di giuggiole. Ma era cosa rara che si aggregassero le femmine. Mica glielo consentivano, i genitori, di stare con noi. Considerati ragazzacci. Come se avessimo quella cosa lì sempre in cima ai pensieri. La verità è che le vedevamo così poco, le ragazzine, che appena se ne avvicinava una, era come se ci avessero dato la scossa. E ci mettevamo a recitare una parte. Volevamo dimostrare d'essere quel che non si era. E lei rideva divertita. La nostra ingenuità, figlia dell'immaturità, di fronte alla sua pacatezza, figlia non della scaltrezza, ma della maturità.  Ma c'era un'occasione speciale, che ci vedeva tutti insieme, con la "benedizione" dei genitori. Era la sera della vigilia di San Giovanni, quando le piazze venivano illuminate dai fuochi. Anche noi facevamo il nostro bel fuoco nello sterrato. Insieme, maschi e femmine. E facevamo un cerchio e giravamo intorno al fuoco, uno accanto all'altra, uniti dalle braccia sulle spalle. E cantavamo (chissà dove l'avevamo tirata fuori) "Tumbamba. Tumbamba", alzando ora una ora l'altra gamba. E, una volta, a Brunina, ricordi Titti?, una scarpa (di sughero) le andò a finire nel fuoco e non ci fu verso di salvargliela. Quando il fuoco diminuiva d'intensità, i più temerari lo saltavano. Mentre altri si limitavano ad abbrustolire le spighe di grano, che erano andati a cogliere, prima di cena, in via Pacchi, allora soltanto campi, o all'inizio di via delle Fornaci, subito dopo la chiesa dei Frati.

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