Lutto
La vita tormentata di Ippolito Neri fu medico e poeta
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La lapide in piazza del Popolo4 MINUTI DI LETTURA
EMPOLI. Dopo l'abbattimento dell'intero quartiere situato fra via del Pesco e via della Concia, operato per realizzare la piazza del Littorio (oggi piazza del Popolo), qualcuno fra gli empolesi amanti dell'arte sentì subito l'esigenza di lasciare un ricordo della famiglia Neri, atteso che con la demolizione era stato abbattuto anche il palazzo della nobile famiglia. Infatti su una casa posta in piazza del Popolo, all'altezza del numero 8, si legge la seguente epigrafe incisa su una lastra marmorea: "Qui di fronte sorgeva la casa della famiglia Neri della quale fu massimo vanto Ippolito 1652-1709 medico valente e munifico rimatore di chiaro nome a' suoi tempi tra i primi ancora degli eroicomici poeti e penultimo rampollo Lorenzo (1807-1870) patriota letterato educatore valoroso scelto a rappresentare la terra natia nella Costituente toscana. Demolita nel 1932 con le attigue malsane abitazioni anche la casa dei Neri, il ricordo che la vecchia facciata serbava dei due illustri concittadini, il municipio empolese volle nuovamente inciso nel marmo. 21 maggio 1933". L'epigrafe fu dettata dal professor Emilio Mancini. Ma chi era Ippolito Neri, per meritare tale considerazione? Cerchiamo di scoprirlo, fra oggi e domenica prossima. Ippolito Neri nacque a Empoli il 26 novembre del 1652; il padre Lorenzo era uno stimato docente universitario a Pisa. Ippolito non fece in tempo a compiere un mese di vita che la madre, una discendente dei Conti Sandonnini, era già morta. Nel giugno del 1675, Ippolito si laureò in medicina nell'ateneo pisano. Ma si era distinto più per i duelli, le risse e le bravate che per gli studi. Il primo incarico di medico lo ebbe a Firenze all'ospedale di Santa Maria Nuova, dove gli fu maestro Francesco Redi. Conobbe a Firenze tanti letterati coltivando la passione per la poesia; non amò mai il suo lavoro. Ottenuto un posto di medico condotto a Empoli, nel 1683, pubblica i suoi primi versi. Nel 1688, sposerà Elisabetta Stefanini di Cascina; che, dopo soli sette anni di matrimonio, lo lascerà vedovo, con tre figli cui badare: in tale condizione, Ippolito chiederà la redditizia carica di medico dei frati dell'Ambrogiana, raccomandandosi addirittura allo stesso Redi, archiatra granducale, il quale lo rassicurerà più volte. Invece, la condotta dell'Ambrogiana sarà affidata a un medico di Carmignano «raccomandato - sono parole del Neri - dal fattore d'Artimino e dal guardaroba dell'Ambrogiana». Lunghe le vicende che vedranno il Neri penare per vedere le sue opere pubblicate, più volte incorse nella censura degli inquisitori. "La presa di Saminiato", ad esempio, il poema eroicomico che si colloca tra i tardi epigoni della "Gerusalemme Liberata" del Tasso e per il quale il Neri è giustamente famoso nella letteratura italiana, fu pubblicato postumo, verso la metà del Settecento; l'edizione completa fu stampata nel 1764, a Firenze. È presumibile che Ippolito Neri abbia impiegato una decina d'anni per scrivere il poema, dal 1695 al 1705. La storia narrata nel "Saminiato" è ricchissima d'intrecci amorosi che fanno da sfondo a un episodio storico più inventato che reale, la conquista della rocca di San Miniato da parte degli empolesi. Il poema narra di come, durante una battaglia fra i due eserciti, visto l'esito incerto, gli empolesi, su consiglio dell'astuto Cantino Cantini da Monterappoli, abbiano posto in essere uno stratagemma; essi attaccano nella notte la rocca di San Miniato, supportati da un gregge di capre fornite di lumicini fissati alle loro corna in modo tale da farle sembrare degli uomini armati. Paolo Santini EMPOLI SMEMORATA Non fu un profeta in patria Non è stato un profeta in patria il Neri, e come spesso accade proprio a Empoli sembra essere un personaggio semisconosciuto, tanto che per il trecentesimo anniversario della morte le celebrazioni, se ben ricordiamo, furono piuttosto limitate. Eppure la tradizione del volo del ciuco a Empoli è cosa nota, eppure in piazza del Popolo il via vai delle persone e soprattutto il traffico automobilistico non mancano. Eppure ci sarebbe anche quella lapidina, invero un po' sbiadita, a ricordarne la memoria. E poi ci sarebbe via dei Neri, stretta sì ma centralissima. E il teatro a Empoli, non lo portò il Neri? E, infine, non è proprio lo stesso Neri uno dei pochissimi, fra i veri empolesi nati a Empoli, ad essere citato nelle maggiori storie della letteratura italiana? Mah.
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