Il dolore
Rischia di morire giocando a calcetto
Francesco Turchi
Drammatico scontro in campo, ragazzo salvato da un medico che seguiva la gara
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EMPOLI. Uno scontro di gioco che stava per trasformarsi in tragedia. Due minuti interminabili, in cui centinaia di spettatori sono rimasti col fiato sospeso, con gli occhi fissi su un ragazzo di 19 anni disteso per terra privo di sensi. Poi l'applauso liberatorio al dottor Marco Bianucci, eroe per una sera, che con il suo intervento ha rianimato Nicola. Il dramma è andato in scena al torneo di calcio a 7 dell'oratorio Sant'Andrea, che da vent'anni anima l'estate empolese degli appassionati di pallone, con decine di squadre al via e tanto pubblico a fare da cornice ad ogni serata. Ore 23.30 circa. Nell'impianto di Santa Maria si giocano due partite in contemporanea. Una è Galacticos-Africa United. Mancano dieci minuti al termine. La partita è stata corretta e l'arbitro ha dovuto annotare sul suo taccuino appena un paio di ammonizioni. Roba di routine. Ma in un attimo l'agonismo di chi è in campo e la spensieratezza di chi guarda le gare, viene cancellato da uno scontro tremendo. Nicola Corindo, 19 anni, di Vinci, terzino del Montelupo salta per colpire la palla; il suo compagno di squadra nel Montelupo, e avversario per una sera, Ibrahima Cisse, fa altrettanto. Lo scontro tra le due teste è violentissimo. Ad avere la peggio è Nicola, che crolla a terra. È privo di sensi. Non si muove. I giocatori si rendono subito conto che la situazione è grave. E anche gli spettatori. Si ammutoliscono. In campo c'è chi si mette le mani nei capelli. Gli vanno incontro il fratello Emanuele e l'amico del cuore, Andrea. Gridano il suo nome: «Nicola, Nicola». Ma lui non risponde. Dopo alcuni istanti di smarrimento, è Josè Ringressi a fare la prima mossa decisiva. Lui è l'anima del torneo, il leader storico degli organizzatori. Afferra il megafono e chiede aiuto, in particolare ai volontari della Misericordia di Empoli. A bordo campo c'è un'ambulanza con due barellieri. Ma c'è anche il dottor Marco Bianucci, grande appassionato di calcio: «C'è un ragazzo a terra. Presto, correte». Il medico di famiglia, molto conosciuto in città (ha l'ambulatorio in via delle Olimpiadi, a Ponte a Elsa e a Fontanella), è arrivato al campo da pochissimi minuti: «Ero andato a vedere la partita di mio figlio a Cortenuova. Finita quella, siamo andati a Santa Maria. Mancavano pochi minuti alla fine delle due partite. Mi sono sentito chiamare al megafono. Mi sono girato e ho visto un ragazzo immobile a terra. I compagni e gli avversari erano disperati, C'era chi aveva le mani nei capelli e chi piangeva. Ho fatto una corsa e sono arrivato lì. Lo chiamavo, ma non mi rispondeva. Il polso andava via. Aveva gli occhi girati e la lingua era caduta all'indietro». Ed è qui che la freddezza del medico ha fatto al differenza tra la vita e la morte: «Gli ho fatto il massaggio cardiaco, mentre suo fratello cercava di tenergli la bocca aperta con le dita». La gente ha il cuore in gola. Poi Nicola muove una gamba: «È stato il primo segnale. Piano piano si è ripreso». E Marco Bianucci si è preso l'applauso commosso del pubblico: «Ho fatto il mio dovere - racconta il medico - cercando di mantenere la necessaria freddezza. Ci vuole anche una buona dose di fortuna. Ma soprattutto non bisogna avere paura». Lo sa bene lui che già sette anni fa aveva salvato la vita a un altro ragazzo, con modalità identiche: a San Miniato si giocava CuoioCap-Arezzo, categoria Giovanissimi. Dopo uno scontro, un 15enne ospite rimase a terra. Bianucci, che era sugli spalti nelle vesti di genitore, entrò in campo e rianimò il ragazzo. Ora sono due le famiglie che devono la vita di un loro figlio alla prontezza e alla professionalità di Bianucci. Dopo il suo intervento, Nicola è stato trasportato all'ospedale di Empoli, dove è stato ricoverato per accertamenti. Le due partite nel frattempo sono state sospese e i compagni di squadra del 19enne sono rimasti fino alle tre e mezzo di notte davanti al pronto soccorso in attesa di notizie sulle condizioni del loro amico. Se ne sono andati solo quando hanno saputo i risultati della Tac, tutto sommato rassicuranti: «Questi ragazzi sono stati eccezionali - racconta la mamma di Nicola - ci hanno fatto sentire la loro vicinanza». Tra i primi a fare visita a Corindo anche Cissè: «Era mortificato. Lo abbiamo tranquillizzato: è stato uno scontro fortuito». Oggi, ultimati gli accertamenti, Nicola sarà dimesso dall'ospedale e tornerà a casa. Deve riprendersi in fretta, perché lo aspettano gli esami di maturità (ha appena finito il quinto anno di Geometri). Un lieto fine scritto dal dottor Bianucci col suo intervento provvidenziale: «L'ho già fatto in privato e lo ringrazio anche pubblicamente con tutto il cuore - dice la mamma -. Se non c'era lui, non so cosa sarebbe potuto succedere al mio Nicola».
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