Il Tirreno

Empoli

Il percorso della memoria si chiude a Empoli

Mauro Betti e a destra giovani visitano il lager di Auschwitz
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Mauro Betti e a destra giovani visitano il lager di Auschwitz

Per trecento studenti la lezione di storia dell'ex deportato Mauro Betti

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EMPOLI. "Era certamente il mese di settembre del 1944: il treno, composto da una trentina di carri bestiame, attendeva il suo carico umano sul primo binario della stazione di Zagabria..." È l'incipit di "Buio e Luce" di Mauro Betti, ex deportato nei campi di sterminio di Gross Rosen e Buchenwald, che lui stesso ha raccontato a trecento studenti delle classi terze delle medie Busoni Vanghetti, a due dell'Istituto Ss Annunziata e alcuni allievi delle classi terze e quinte del Brunelleschi, in quello che è stato l'incontro conclusivo del "Percorso della memoria" che ha visto gli studenti del circondario coinvolti sui temi della guerra, della deportazione e il razzismo e che ha avuto come momento clou il viaggio nei campi di Mauthausen, Gusen ed Ebensee dal 4 al 9 maggio scorsi.  Mauro Betti, nativo di Castagneto Carducci, era radiotelegrafista nella Marina Militare Italiana quando fu catturato dai tedeschi in Croazia nel settembre 1944, e dopo essere stato sommariamente processato, rinunciando ad optare per la Repubblica di Salò scelse la deportazione. L'incontro con gli studenti che si è svolto al palazzo delle esposizioni si inserisce in un più vasto progetto denominato "Investire in Democrazia" promosso dal Comune di Empoli e inserito nei piani per l'offerta formativa di molte scuole elementari, medie e superiori.  La mattinata introdotta dal saluto dell'assessore alla cultura Eleonora Caponi e dal presidente dell'Associazione nazionale ex deportati Virgilio Rovai, oltre ad essere caratterizzata dal toccante racconto di Betti, è proseguita con le relazioni dei vari gruppi di studenti che hanno svolto il percorso durante l'anno scolastico e in particolare dei 40 ragazzi che hanno potuto fare il viaggio ai campi.  Da quando, 14 anni fa, la nostra città si è gemellata con la cittadina di St Georgen an der Gusen dove furono deportati molti dei 115 empolesi catturati l'8 marzo 1944 in seguito allo sciopero organizzato dagli operai del centro e del Nord Italia per chiedere la fine della guerra, il progetto è andato crescendo e oggi ha raggiunto un buon livello di collaborazione e integrazione tra le diverse agenzie educative. Alle attività curriculari sviluppate dai docenti si è affiancato il prezioso contributo di esperti esterni quali lo storico Mazzoni, presidente dell'istituto Gramsci di Firenze, e della prof. M. Catagni, dell'Aned, che hanno dato vita ai laboratori didattici, nonché dei soci dell'Aned che svolgono il compito di educazione alla memoria e alla pace promuovendo i viaggi ai campi di concentramento e ai luoghi della memoria.  Il protocollo d'Intesa tra Comune, scuole e associazioni aderenti al progetto ha tra i punti salienti una nuova progettualità tra i diversi soggetti in cui il tema memoria rappresenta il valore strategico di raccordo tra le diverse attività nelle quali la conoscenza della costituzione italiana, la cittadinanza attiva e l'educazione alla legalità sono tematiche fondanti per la costruzione della cultura democratica che ha nella scuola il luogo deputato a promuoverla. Tutti i docenti impegnati nel progetto hanno seguito un corso di formazione sull'educazione al senso di responsabilità personale e civile.  Molte classi intervenute al palazzo delle esposizioni hanno elaborato video e presentazioni complesse dove, accanto alle foto dei campi o a foto d'epoca, sono stati accostati brevi pensieri, domande e commenti musicali scelti dai ragazzi. Altri gruppi hanno presentato i loro cartelloni progettati come approfondimenti seri e commossi attorno a poesie o temi quali il razzismo.

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