Il Tirreno

Empoli

Arriva la stangata sugli annessi agricoli

Francesco Turchi
Stangata in arrivo sugli annessi agricoli
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Stangata in arrivo sugli annessi agricoli

Scaduta la proroga concessa dal Comune. Parrini: «Chi ha ricevuto l'avviso deve pagare»

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 VINCI. La proroga è scaduta. Il disegno di legge già approvato dalla Camera, non è ancora in agenda al Senato. E allora il Comune di Vinci va avanti per la sua strada: i 150 proprietari di fabbricati rurali non accatastati come A6 e D10 devono pagare l'Ici degli ultimi cinque anni.  Con varie pronunce, a cavallo tra il 2009 e il 2010, la Cassazione ha dissolto ogni dubbio su quali fabbricati rurali siano assoggettabili all'Imposta comunale sugli immobili, puntualizzando che l'Ici va pagata su tutti gli edifici non accatastati come A6 e D10. Quindi i Comuni - per non provocare un danno erariale - devono battere cassa. A meno che nel frattempo non intervenga il legislatore, con una norma interpretativa che faccia chiarezza e dia indicazioni diverse. Dopo l'invio degli avvisi, nello scorso mese di febbraio, e un faccia a faccia infuocato da proprietari e amministrazione comunale, il sindaco Parrini aveva deciso di "congelare" la situazione fino al 31 maggio, in attesa di capire quale sarebbe stata l'evoluzione del disegno di legge che azzererebbe le pronunce della Cassazione. Ma dopo l'ok della Camera, l'iter si è bloccato. Anzi, poche settimane fa è arrivata una nuova pronuncia della Cassazione, che ha ribadito il concetto. A ben poco è valsa l'approvazione (nel mese di marzo) di una risoluzione che vede come primo firmatario il deputato del Pd Alberto Fluvi - da parte della VI commissione permanente (Finanze) che va nella direzione auspicata da chi questi soldi non li vuole sborsare. Ma il documento non è vincolante: può essere preso in considerazione dal Governo, che però può anche ignorarlo come ha fatto finora. E così, scaduto il termine della proroga, i cittadini devono mettere mano al portafoglio: «Quel che stabilisce la Cassazione - ripete Parrini - va rispettato: non si può essere per lo stato di diritto a intermittenza». Il Comune di Vinci non ne fa una questione di cassa (l'operazione porterà poche decine di migliaia di euro rispetto ai 2 milioni di euro complessivi che derivano dall'Ici).  I coltivatori devono pagare. Per gli edifici e gli annessi. Che si tratti di una cantina, di una porcilaia o di un ovile. Quello che fa la differenza, non è l'utilizzo che ne viene fatto, ma la categoria in cui è stato accatastato l'immobile: se è A6 (casa rurale) o D10 (fabbricati strumentali) non si paga. Altrimenti sì. E non solo per quest'anno o per quelli futuri: il Comune chiede al contribuente gli arretrati degli ultimi cinque anni dell'Ici sull'edificio in questione. In alcuni casi si tratta di stangate da migliaia di euro: «Per quanto ci riguarda - spiega Parrini - andiamo avanti con la procedura. Non saranno emessi nuovi avvisi. I cittadini dovranno pagare quelli che abbiamo inviato all'inizio del 2011. Se poi il disegno di legge verrà approvato, restituiremo i soldi».  Ma il sindaco dà anche un suggerimento ai coltivatori: «A quanto mi risulta, coloro che in questo periodo si sono rivolti all'Agenzia del territorio chiedendo il cambio di accatastamento di certi annessi in A10 e D6, è stato accontentato, con efficacia retroattiva».

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