Il Tirreno

Empoli

Il ponte sull'Arno intitolato a Calamandrei

Paolo Santini
Luciana Cappelli e Dario Parrini alla cerimonia sul ponte Calamandrei
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Luciana Cappelli e Dario Parrini alla cerimonia sul ponte Calamandrei

Alla cerimonia anche il giudice della Consulta Paolo Grossi

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 VINCI. «Illustri sindaci, cari cittadini di Vinci e di Empoli, è un gradito dovere per me portarvi i saluti della Corte Costituzionale». Ha esordito così, in un cenacolo degli Agostiniani affollatissimo, il professor Paolo Grossi, classe 1933, accademico dei Lincei di lungo corso, giudice costituzionale in carica, professore emerito dell'ateneo fiorentino e giurista fra i più insigni e autorevoli nel panorama nazionale. Il tema proposto da Grossi, "La Costituzione nella storia dell'Italia unita", si inquadrava alla perfezione nella cerimonia di intitolazione del ponte fra Avane e Sovigliana a uno dei padri costituenti, Piero Calamandrei.  «Intitolare un ponte a Calamandrei - ha detto il sindaco di Vinci Dario Parrini, che ha preso la parola dopo i saluti del sindaco di Empoli Luciana Cappelli - ha un significato d'alta portata simbolica. La rivista che lui fondò per gettare un ponte fra passato e futuro fu intitolata "Il Ponte" con quello scopo preciso. Sta a noi gettare un ponte fra le due grandi stagioni storiche di Risorgimento e Resistenza, il cui frutto più alto fu la Costituzione».  Poi, la parola a Grossi. «Di fronte a voi sta un giurista che ama profondamente la Costituzione, e il primo momento per amare quella carta costituzionale che per tutti noi deve essere considerata un vero e proprio breviario quotidiano è conoscerla. Nel 1944 ero poco più che un bimbo, ma ricordo che avevamo in noi un germe che ci rendeva vivi: la speranza. Non ci voltavamo indietro, guardavamo verso la rigenerazione di un popolo».  E quel futuro per il popolo italiano lo costruiranno persone come Calamandrei, Dossetti, La Pira, che Grossi cita puntualmente. «Feci in tempo a seguire le lezioni di diritto processuale civile di Calamandrei; il suo pensiero, né marxista né cattolico, piuttosto illuminista borghese, aveva compiuto una svolta al contatto con quelle idee nuove circolanti nelle tre anime della Costituente: la legge sovrana, ma una legge che va vista in relazione ai suoi contenuti. Sempre. La Costituzione non fu un atto di potere, di volontà arbitraria, fu un atto di ragione e nei primi 12 articoli si tradusse nello specchio fedele della società. La persona finalmente al centro della società nuova. E poi il pluralismo delle formazioni sociali, la famiglia, ma anche i sindacati, i partiti. E l'uguaglianza sostanziale, elemento senza il quale non si affermano i diritti di libertà ma nemmeno i doveri del cittadino. E la solidarietà, lievito autentico della carta costituzionale».  Dopo la lectio magistralis, la cerimonia sul ponte.

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