La manifestazione
Lo storico: i tre condannati non erano in Padule
Biscarini sull'eccidio «Non è stata fatta giustizia»
Riccardo Cardellicchio
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Claudio Biscarini 2 MINUTI DI LETTURA
FUCECCHIO. Sulla condanna dei tre tedeschi, accusati d'aver partecipato alla strage del Padule, nell'estate 1944, si sono avute dichiarazioni di soddisfazione, anche se venate d'amarezza, perché arrivata con 67 anni di ritardo. Ma c'è anche chi si chiede se giustizia sia stata fatta veramente. È il caso di Claudio Biscarini, esperto di storia militare. All'eccidio ha dedicato molte ricerche con buoni risultati. Sostiene che affermare - come ha fatto qualcuno - che, finalmente, è stata fissata una verità storica, gli sembra azzardato. Perché? «Mi riferisco a quanto ho letto sui giornali, non avendo i documenti del tribunale. Che i tre condannati (l'ex capitano Ernst Pistor, 91 anni, l'ex maresciallo Fritz Jauss, 94 anni, e l'ex sergente Robert Riss, 88 anni), all'epoca dei fatti, appartenevano a diversi reparti della 26ª divisione corazzata dell'esercito tedesco». Cos'è che non va? «Se è vero, com'è vero, che dai documenti emerge che il reparto maggiormente impiegato fu il 26º AA di Strauch, con aliquote del 93º Battaglione Genio, di piccoli reparti del 9º Panzargrenadier che servirono a circondare la zona, ci sembra che i tre non appartenessero a questi reparti. Quindi che c'entrano?». Viene da chiedersi da dove sia saltato fuori, per esempio, che al comando della squadra, accusata di gran parte dei crimini, sarebbe stato il maresciallo Jauss? «Quale squadra? Strauch divise la sua unità in squadre. Non in un una soltanto». Tutto diventa strano, allora. «Già. Perché non si è perseguito uno dei comandanti di compagnia ancora in vita (Mikkelson), del quale anch'io ho specificato, come consulente del Tribunale militare di Roma, che era sicuramente in Padule, quel 23 agosto 1944?» A questo punto che si deve pensare? «È difficile fare questi processi. Mi spiace per parenti e amministratori, che saranno anche soddisfatti, ma non mi pare che questa sia giustizia».
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