Gioco
La tabaccaia coraggio: così ho messo in fuga due banditi armati
Lucia Aterini
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Elisabetta Scarselli, titolare del bar tabaccheria di Ponte a Elsa3 MINUTI DI LETTURA
EMPOLI. Non sa se lo rifarebbe. Ma giovedì lo ha fatto, ha avuto coraggio ed è riuscita a sventare una rapina a mano a armata nella sua tabaccheria, a Ponte a Elsa. «Non sono un' eroina - dice - ho solo difeso il mio lavoro perché non è giusto soccombere di fronte alla negazione dei nostri diritti». Una donna che sprizza energia, che profuma di entusiasmo. E' Elisabetta Scarselli, 43 anni, che non si è fatta intimorire da due uomini che volevano portarle via l'incasso della giornata. Circa mille euro, una cifra che non le avrebbe cambiato la vita, ma che lei aveva guadagnato col suo lavoro. Elisabetta Scarselli ha iniziato a urlare e, rivolta al rapinatore con la pistola, gli ha ripetuto più volte: «E' falsa quest'arma, è falsa». E così i due hanno fatto marcia indietro e sono fuggiti senza averle preso un euro. Ieri mattina, nel suo negozio, ancora qualcuno commentava la tentata rapina. Una tabaccheria, quella in via Due Giugno, che è anche un posto di ritrovo dove ruota un mondo, quello di Elisabetta e di centinaia e centinaia di altre persone che abitano nella frazione. Un universo non cementificato sull'indifferenza per l'altro o dove i rapporti tra simili filtrano attraverso quelli del "Grande freatello". Sulle pareti ci sono articoli ritagliati e personaggi, quelli che hanno colpito di più la proprietaria, e che poi vengono discussi nel locale tra un caffé e una schedina. Quando il rapinatore con la pistola è entrato, giovedì sera all'ora di chiusura, attaccato a un computer per fare le giocate del Lotto, c'era un articolo di cronaca che raccontava di un cliente di una banca che aveva trovato una busta con soldi e l'aveva riportata al direttore. «Questi sì che sono articoli - dice Elisabetta - io, a confronto, non ho fatto niente di speciale e ho ancora molto da imparare. Ma credo che sia sbagliato solo lamentarsi se le cose non vanno come si vuole. Bisogna avere la forza di reagire quando si sente una prevaricazione». L'ingiustizia, lei, l'ha sentita giovedì sera. «Ho visto una vecchia Panda bianca di fronte al mio negozio - racconta - non mi sono piaciuti i due tipi che sono scesi e ho preso la targa. Poi sono entrati: uno, più alto, con un accento del Sud mi ha chiesto un caffé e gli ho risposto che stavo chiudendo e non era possibile. L'altro, di fronte a me, da un sacco scuro, ha tirato fuori una pistola e me l'ha puntata davanti». «Poi - continua la tabaccaia - anche l'altro si è avvicinato e ha messo una mano sotto il bancone, dalla parte dove ero io, per cercare la cassetta con i soldi. A quel punto io mi sono abbassata dietro il bancone e ho iniziato a urlare». Tante sono state le persone che hanno aprezzato il suo gesto. «Ma sono rimasta male - continua Scarselli - per chi mi ha detto che dovevo dargli i soldi. "Per mille euro, ti metti a rischiare la vita?". Sono passata da bischera agli occhi di queste persone. Anche la Federazione tabaccai ci dice che dobbiamo consegnare i soldi in caso di rapina». «Ma io sono convinta che non bisogna aver paura - conclude - io amo il mio lavoro e lo difenderò con i denti».
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