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Da Montespertoli una raccolta di firme per il popolo Saharawi
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MONTESPERTOLI. Erano presenti in molti nella sala consiliare del palazzo comunale per assistere all'incontro nel quale si è parlato della difficile situazione della popolazione Saharawi. I problemi del Sahara Occidentale risalgono al 1975 quando quest'ultimo fu invaso dalle truppe marocchine che costrinsero la popolazione a rifugiarsi in territorio algerino. Da quel momento i cittadini Saharawi hanno organizzato lì la loro vita. Nei territori occupati dall'esercito marocchino i Saharawi sono quotidianamente vittime di violazioni dei diritti umani. Ne è un esempio la storia raccontata da Jamila Dambar, sorella di Said Dambar, giovane ucciso nella capitale del Sahara Occidentale, occupato dal Marocco. Un gruppo di giovani saharawi avevano dato inizio ad una protesta pacifica che aveva portato alla costruzione di un nuovo accampamento chiamato "Accampamento della dignità". A queste proteste è seguita però la repressione dell'autorità marocchina che ha smantellato l'accampamento. La repressione è continuata e tra le vittime, c'è appunto Said Dambar, per il quale la famiglia chiede, senza avere autorizzazione, che venga effettuata l'autopsia sul cadavere. Queste le parole dell'assessore Graziano Giotti: «L'amministrazione comunale da anni sostiene e cerca di portare alla luce la condizione del popolo saharawi, attraverso l'ospitalità nelle famiglie di ragazzi saharawi, attraverso l'organizzazione di incontri come questo e in ultimo con il conferimento, a breve, della cittadinanza onoraria ad Aminatou Haidar, donna simbolo della lotta. L'amministrazione ha sostenuto la raccolta di firme che la famiglia di Said Dambar presenterà al governo marocchino per chiedere l'autorizzazione all'autopsia del corpo».
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