Gioco
Riflessioni al ritorno dalla visita ai campi di concentramento
Gli studenti di Capraia e Limite: il nostro viaggio nell'orrore nazista
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La delegazione di Capraia e Limite 3 MINUTI DI LETTURA
CAPRAIA E LIMITE. Dopo il viaggio ai campi di concentramento nazifascisti, gli studenti di Capraia e Limite raccontano la loro esperienza. Hanno partecipato al viaggio con una delegazione di 150 persone del circondario. Per la scuola media Fermi di Capraia c'erano Leonardo Maltinti e Sara Pucci della 3ªA, Guido Falai ed Elisa Ceccarelli della 3ªB e Nico Bartalucci e Alessandra Mirenda della 3ªC. «Avere le cose davanti fa un altro effetto» commenta Guido descrivendo i luoghi visitati: Castello di Hartheim, Mauthausen, Ebensee, Gusen, la Risiera di San Sabba. Nico spiega che è difficile collegare quanto scritto sui libri alla vera storia e trova irrispettoso il modo in cui, attraverso la costruzione di villette, si sia cercato di cancellare le prove di ciò che è stato. Elisa: «Uno parte con la convinzione di conoscere cosa è successo ma quando sei lì capisci che la cosa è molto più profonda e complessa, e finché non ci vai, non capisci per bene». Leonardo ricorda la struttura dei campi, l'indignazione per il modo in cui venivano eliminati gli internati: «Anche se odiassi una persona - dice - non riuscirei mai a fargli una cosa del genere, piuttosto me ne allontano». Una delle cose che ha colpito di più i ragazzi è stata la visita al campo della Risiera di San Sabba, a Trieste: «Si pensa sempre: italiani brava gente - dice Alessandra - e pensare che gli ex deportati non provano odio per le popolazioni che gli hanno fatto questo». Sara fa notare che sui libri c'è difficoltà a reperire informazioni sulla risiera: si legge spesso che lì venissero smistati i prigionieri, ma nient'atro. La professoressa che ha accompagnato i ragazzi Lucia Basile commenta: «Quando prepariamo i programmi scolastici passiamo molto tempo a chiederci se abbiamo inserito tutti gli argomenti necessari, ma il lavoro della scuola è anche quello di trasmettere dei valori. Gli studenti, usciti di qui, dovranno fare i conti coi problemi della vita e con le ingiustizie di tutti i giorni: avranno bisogno dell'umanità necessaria per indignarsi, del coraggio per opporsi e della forza per resistere». In rappresentanza del Comune era presente il consigliere Alfredo Di Maria: «È importante ricordare le conseguenze di alcune idee, cosa può voler dire rinunciare un passo dopo l'altro a piccoli traguardi di umanità e civiltà. Le persone non possono essere divise tra utili e inutili, produttive e non produttive, non possiamo accettare di rinchiudere quelle che al momento non sono utili in luoghi poco umani. Come italiani siamo stati odiati per varie cose, ad esempio il fascismo e la mafia, ma siamo anche uno dei popoli che dedica più energie a ricordare e denunciare lo sterminio nazifascista oppure a combattere le mafie. Del viaggio voglio ricordare le parole di Nedo Nencioni, ex-deportato: "Giovani, io sono un deportato politico e quindi credo di poter parlare di politica: voi dovete farvi sentire, costruire il mondo come lo volete: avete la democrazia e potete farlo, perché queste cose succedono a causa dell'indifferenza"».
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