Il Tirreno

Empoli

RISORGIMENTO EMPOLESE

Vincenzo Salvagnoli fu senatore controvoglia

Paolo Santini

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 EMPOLI. All'indomani dell'Unità d'Italia, ma anche dopo, per vincere le elezioni e diventare deputati non era necessario un gran numero di voti, anche perché i votanti, con il sistema censita rio, erano davvero un'esigua minoranza. Nelle elezioni del 25 marzo del 1860, nel collegio di Empoli (Capraia, Castelfiorentino, Certaldo e Montelupo, oltre a Empoli), su 621 iscritti e 391 votanti, Vincenzo Salvagnoli fu eletto deputato del parlamento subalpino con 377 voti. Il 22 marzo di quell'anno era stato nominato senatore, ed il 24 marzo, Cavour gli aveva comunicato la nomina. «Non mi è stata partecipata alcuna nomina a senatore e quando mi sia partecipata non è nulla certo che l'accetti. Quindi persisto nella mia candidatura». La risposta di Cencio era stata eloquente, ma voleva solo farsi pregare, e accetterà di buon grado la prestigiosa nomina; il 10 maggio del 1860 si dimetterà da deputato. Fu sostituito dal fratello Antonio Salvagnoli, eletto al ballottaggio contro Piero Masetti il 5 luglio del 1860. Molti anni più tardi, dopo una onorevole carriera politica di secondo piano, Antonio fu nominato a sua volta senatore il 15 novembre del 1874. Vincenzo, però, a causa delle gravi condizioni di salute non presterà giuramento in senato. Nel gennaio del 1861 si trasferirà a Pisa, dove morirà il 21 marzo dello stesso anno.

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