Sicurezza
Le rubano i risparmi di una vita
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Una pattuglia di carabinieri davanti a un ufficio postaleQualcuno si presenta alle Poste al suo posto e le svuota il conto
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EMPOLI. «Voglio giustizia, ho perso quasi tutti i miei risparmi e non capisco perché debba subire tutto questo». Lorette Routh, 38 anni, prega per riavere oltre 8mila euro, frutto del lavoro di anni. Questi soldi sono spariti dal suo conto corrente aperto in un ufficio postale dell'Empolese. E la donna non è riuscita ancora a sapere come. «Non sono stata io a prendere i soldi - spiega Lorette Routh Ouotonouo, del Camerun, che ora lavora come badante in una famiglia a Pisa - in poco tempo, prima con un bonifico e poi con prelievi da seicento euro al giorno, il mio conto è stato prosciugato».
Il conto in questione era stato aperto nel 2000 in un ufficio postale dell'Empolese dove lei lavorava (sempre come badante). «Qui facevo affluire il mio stipendio - racconta la donna - nel 2003 avevo accantonato quasi 12mila euro». A primavera la badante si è accorta per caso che invece di avere quella somma, ne aveva una totalmente diversa: il saldo era appena superiore a tremila euro. Da qui Lorette ha iniziato a fare una serie di verifiche anche con l'aiuto dell'ufficio in questione. «Ho scoperto che pochi mesi prima qualcuno aveva bloccato la mia carta di credito tramite il numero verde - spiega la donna camerunense - ne era stata emessa un'altra e la firma che era stata fatta per il ritiro non era la mia». «In più dal mio conto corrente era stato fatto un bonifico da 2.500 euro - continua Lorette Routh - poi in rapida successione erano stati eseguiti prelievi da seicento euro fino a un totale di ottomila euro».
Qualcuno, dunque, si sarebbe presentato al suo posto e le avrebbe svuotato il conto. La donna ha presentato denuncia ai carabinieri e il suo caso è arrivato alla procura di Firenze nel 2006. «E' stata aperta un'inchiesta», spiega l'avvocato Marco Andrea Leoncini di Pontedera che assiste la donna. La badante è stata poi interrogata dalla guardia di finanza. Però l'indagine ha fatto poca strada, il caso è stato archiviato. Ma la donna non si è data per vinta. E, non parlando benissimo l'italiano, si è fatta aiutare da un amico, Loris Massarelli. «Nel 2009 ci siamo rivolti alle Poste a Roma - racconta l'uomo - e dopo pochi mesi è arrivato un ispettore nell'ufficio dove Lorette aveva il conto».
Da allora, però, non hanno avuto novità. L'avvocato Leoncini ha fatto una richiesta di danni. E le Poste hanno risposto che le procedure seguite dal personale sono state corrette. Ieri, interpellate di nuovo dal giornale, hanno risposto che «in merito alla vicenda chiederanno riscontri a Roma». La badante non riesce a dimenticare i suoi sacrifici andati in fumo. «Mi chiedo a chi sia stata consegnata una seconda carta di credito - spiega la donna - se la firma non è la mia ed è falsa.
Mi domando ancora: a chi sono stati trasferiti i 2.500 euro del bonifico?». Il beneficiario di questa somma dovrebbe essere rintracciabile. «E invece non è stato ancora individuato - spiega Massarelli - nonostante anche le richieste della procura». «Con ottomila euro nel mio paese potevo acquistarci un appartamento - spiega Lorette - tra l'altro si è ammalata anche mia madre. Non avendo più soldi a disposizione non ho potuto curarla come avrei voluto e alla fine è morta». L.A.
Il conto in questione era stato aperto nel 2000 in un ufficio postale dell'Empolese dove lei lavorava (sempre come badante). «Qui facevo affluire il mio stipendio - racconta la donna - nel 2003 avevo accantonato quasi 12mila euro». A primavera la badante si è accorta per caso che invece di avere quella somma, ne aveva una totalmente diversa: il saldo era appena superiore a tremila euro. Da qui Lorette ha iniziato a fare una serie di verifiche anche con l'aiuto dell'ufficio in questione. «Ho scoperto che pochi mesi prima qualcuno aveva bloccato la mia carta di credito tramite il numero verde - spiega la donna camerunense - ne era stata emessa un'altra e la firma che era stata fatta per il ritiro non era la mia». «In più dal mio conto corrente era stato fatto un bonifico da 2.500 euro - continua Lorette Routh - poi in rapida successione erano stati eseguiti prelievi da seicento euro fino a un totale di ottomila euro».
Qualcuno, dunque, si sarebbe presentato al suo posto e le avrebbe svuotato il conto. La donna ha presentato denuncia ai carabinieri e il suo caso è arrivato alla procura di Firenze nel 2006. «E' stata aperta un'inchiesta», spiega l'avvocato Marco Andrea Leoncini di Pontedera che assiste la donna. La badante è stata poi interrogata dalla guardia di finanza. Però l'indagine ha fatto poca strada, il caso è stato archiviato. Ma la donna non si è data per vinta. E, non parlando benissimo l'italiano, si è fatta aiutare da un amico, Loris Massarelli. «Nel 2009 ci siamo rivolti alle Poste a Roma - racconta l'uomo - e dopo pochi mesi è arrivato un ispettore nell'ufficio dove Lorette aveva il conto».
Da allora, però, non hanno avuto novità. L'avvocato Leoncini ha fatto una richiesta di danni. E le Poste hanno risposto che le procedure seguite dal personale sono state corrette. Ieri, interpellate di nuovo dal giornale, hanno risposto che «in merito alla vicenda chiederanno riscontri a Roma». La badante non riesce a dimenticare i suoi sacrifici andati in fumo. «Mi chiedo a chi sia stata consegnata una seconda carta di credito - spiega la donna - se la firma non è la mia ed è falsa.
Mi domando ancora: a chi sono stati trasferiti i 2.500 euro del bonifico?». Il beneficiario di questa somma dovrebbe essere rintracciabile. «E invece non è stato ancora individuato - spiega Massarelli - nonostante anche le richieste della procura». «Con ottomila euro nel mio paese potevo acquistarci un appartamento - spiega Lorette - tra l'altro si è ammalata anche mia madre. Non avendo più soldi a disposizione non ho potuto curarla come avrei voluto e alla fine è morta». L.A.
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