Finanza
«Voli è innocente e va assolto»
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Lavvocato Saverio Giangrandi e a destra Ubaldo Voli Per l'avvocato ha un alibi di ferro: «Non può aver fatto tutto in un quarto d'ora»
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FIRENZE. Assoluzione con formula piena per i reati di omicidio volontario e occultamento del cadavere di Maria Silvana Furlan, ma anche per l'accusa di detenzione di materiale pedopornografico, «dal momento che il fatto non sussiste». Così, l'avvocato Saverio Giangrandi, al termine di un'arringa difensiva durata 5 ore, ha replicato nell'aula bunker del tribunale di Firenze alla richiesta di 30 anni di reclusione avanzata nei confronti del suo assitito, Ubaldo Voli, dal pm Giuseppe Bianco. Secondo Giangrandi, mancando poi alcun elemento in grado di rendere concreto il pericolo di fuga, di inquinamento delle prove, di reiterazione dei reati, da respingere sarebbe poi anche la richiesta di immediato inasprimento delle misure cautelari cui è sottoposto Voli, con il ripristino almeno degli arresti domiciliari, mossa sempre dalla pubblica accusa in fase di requisitoria. Al centro dell'intera esposizione di Giangrandi l'«inverosimilità» della ricostruzione dei fatti portata avanti dal pm e la mancanza del dato scientifico capace di comprovare le accuse rivolte al pensionato empolese di 74 anni. «Non è possibile - ha dichiarato Giangrandi - che Voli fra le 10.18 di sabato 24 novembre 2007, momento dell'ultima telefonata di Mara Furlan, e le 10.32, ora in cui ha effettuato una ricarica telefonica al bar Ariston di Empoli, abbia compiuto tutti i fatti che gli sono contestati dall'accusa: prima la colluttazione con la vittima nella sua abitazione di Spicchio, poi il trafugamento del cadavere nel bosco di Castra, sul Montalbano, distante 8 minuti, seguito poi dall'attenta pulizia della macchina della signora Furlan di nuovo nel garage dell'appartemento, poi il trasferimento di questa fino al parcheggio, dove è stata ritrovata, di via Cantini a Empoli, da cui Voli si sarebbe infine diretto a piedi, secondo le testimonianze di tutti i tassisti in servizio quella mattina che non ricordano di averlo prelevato, lungo 23 minuti di tragitto, secondo quanto verificato dallo stesso commissariato di polizia, fino al bar dove avrebbe consumato la colazione, in località stadio. In pratica - ha sintetizzato - per compiere l'omicidio, trasportare il corpo della Furlan nel garage, nasconderlo nel bosco, eliminare ogni traccia biologica dal bagagliaio dell'auto, rubare i gioielli dalla cassaforte e rimuovere dall'armadio borsa, vestiti e scarpe, per simulare un allontanamento volontario della vittima avrebbe avuto fra un minimo di 11 e un massimo di 16 minuti: un tempo palesemente insufficiente che dimostra come l'ipotesi presentata dall'accusa non possa minimamente reggersi». Per Giangrandi, la totale assenza di Dna di Voli sul corpo della vittima vuole poi essere un'ulteriore prova della sua estraneità ai fatti: «Non possono poi essere trascurate o omesse - ha continuato - le due perizie medico-legali, una effettuata da parte della pubblica accusa, una da parte della difesa, che collocano il momento della morte della signora Furlan, in un intervallo di tempo che varia fra i 3 e i 4 giorni precedenti all'8 dicembre 2007, data del ritrovamento del cadavere, e non direttamente alla mattina della scomparsa della donna, due settimane prima, come invece sostenuto dalla seconda perizia di parte pubblica». Quanto alle foto di carattere pedopornografico ha ribadito: «Si tratta di materiale salvato involontariamente, a seguito della visione di alcuni siti internet in cui viene peraltro assicurata la maggiore età dei soggetti rappresentati nelle immagini». Sebbene sia mancato dall'indicare alcun responsabile alternativo a Ubaldo Voli per l'uccisione e l'occultamento del cadavere di Mara Furlan, Giangrandi ha voluto richiamare l'attenzione sull'assenza di una parte civile nell'intero processo: «Segno che anche la famiglia non crede alla responsabilità di Voli». La sentenza da è attesa per il 31 maggio.
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