Sicurezza
Sei ore di requisitoria per sostenere l’accusa di omicidio e occultamento di cadavere contro l’imputato del delitto Furlan
«L'ha ammazzata per i soldi, condannatelo»
Gabriele Firmani
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A sinistra il pubblico ministero Giuseppe BiancoIl pubblico ministero chiede 30 anni di reclusione per Ubaldo Voli
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FIRENZE. Trent'anni di reclusione per tutti i reati di cui è imputato: omicidio volontario, occultamento di cadavere e anche detenzione illecita di materiale pedopornografico. Questa la richiesta formulata dal pm Giuseppe Bianco al termine della requisitoria lunga sei ore al processo per il delitto Furlan. Non solo: la pubblica accusa ha anche chiesto nei confronti dell'imputato la disposizione immediata di nuove misure cautelari nelle forme che la Corte d'Assise riterrà più appropriate. Il pubblico ministero, partendo dalla ricostruzione dei primi momenti della scomparsa di Mara Furlan, la mattina del 24 novembre 2007, ha spiegato così il movente che avrebbe spinto il pensionato a uccidere la donna con cui aveva intrattenuto una relazione sentimentale durata 4 anni. «Ubaldo Voli ha ingannato e truffato la signora Furlan fino all'ultimo istante: non è vero che nel loro rapporto regnasse pace e armonia come ha voluto farci credere nel corso della sua deposizione spontanea; al contrario, come è risultato nel corso della fase dibattimentale da molte testimonianze, in primo luogo da quelle della sorella e del figlio della vittima, la signora Furlan già da più di un anno aveva ammesso di non volerne più sapere del signor Voli, che voleva cacciare di casa e indurre alla restituzione del debito di 63mila euro che deteneva nei suoi confronti da quattro anni, da quando aveva chiesto un aiuto per l'ammodernamento delle propria ditta di insegne luminose». Per queste ragioni, Voli sarebbe arrivato a uccidere e poi occultare il cadavere della Furlan. «Quel sabato mattina in cui la vittima fece improvvisamente perdere le sue tracce - è proseguita la requisitoria - Voli era l'unica altra persona presente nell'abitazione di Spicchio: esposizione dei fatti che l'imputato ha sempre confermato in fase d'interrogatorio salvo poi rimetterla completamente in discussione nel corso del processo dove per la prima volta ha introdotto un elemento di perplessità, sostenendo la possibile presenza, dietro la porta della camera chiusa, anche del figlio della signora Furlan; ipotesi però quest'ultima smentita dai vicini di casa che hanno visto rientrare il Giusti solo successivamente». Numerosi sarebbero stati i tentativi di inquinamento delle prove e delle indagini compiuti dall'imputato, «una persona che utilizzava le donne come sua unica forma di sostentamento. Che dire - ha domandato il pm - dell'ultimo tentativo di avvicinamento da parte dell'imputato, a pochi giorni dalla prima udienza del dibattimento, della signora Liccione, vicina di casa della Furlan, che per ultima l'aveva vista ancora in vita? E' possibile che il Voli avesse cercato di far sorgere qualche dubbio alla Liccione che ha ribadito anche in aula di aver visto l'imputato in casa della Furlan, pochi minuti prima che questa smettesse di rispondere al telefono? Si commentano da soli i suoi tentativi di sviare le indagini». Il pm ha inoltre richiamato l'attenzione della Corte sulla testimonianza dell'amico di Francesco Giusti, Andrea Guerriero, che parlò, al momento del ritrovamento dell'auto della Furlan, di un forte odore di donna proveniente dall'intero bagagliaio.
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