Il dolore
Fosca Vannucci, 96 anni, la pubblicò nel 1934
La poesia ritrovata
Luciano Gianfranceschi
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Il ritaglio con la poesia ritrovata Storia di una malattia e di un amore
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FUCECCHIO. Mentre si fanno le pulizie di primavera, il più delle volte si butta via qualcosa di cui poi ci si pente. Invece c'è chi ha trovato un giornale ingiallito che foderava il piano di un cassetto, e che sentimentalmente vale un tesoro. Racconta Rina Vannucci, mostrandolo: "L'ha visto mia madre Fosca, 96 anni, e l'ha subito riconosciuto anche se ci vede poco: è la sua prima poesia pubblicata nel 1934, quando aveva diciannove anni, sul giornale "L'amore illustrato". Doveva trattarsi di quattro pagine di grande formato, che ora sono ingiallite. I versi - intitolati "Pasqua" - hanno metrica e rima, ma soprattutto... hanno una toccante storia. La vegliarda sa a memoria anche le poesie del Pascoli e del Carducci, ma la sua la recita. "Sento un suono di allegre campane/ che nell'aria disperdesi lento,/ sembra un'eco di voci lontane/ che ingrandisce il mio acuto tormento/. E' risorto il divin Redentore/ tutto è festa quest'oggi nel mondo,/ tutto parla di pace e d'amore,/ mentre in me v'è un dolore profondo./ Come può a me sorrider la vita/ se nel fulgido fiore degli anni/ fui dal male travolta e ghermita/ e racchiudemi ancor tra gli affanni?/. Questo giorno Signor dal mio cuore/ a Te sale un'ardente preghiera:/ deh! consola l'immane dolore/ che nel cuor da due anni m'impera/. Una rondine passa veloce,/ lancia al vento i suoi garruli gridi,/ mentre scende dall'alto una voce:/ oggi è Pasqua, sorridi, sorridi!...". Poi l'altra figlia, Sandra, racconta: "Nostra madre, Fosca, è nata nel 1915, allora viveva a Chianni, ha frequentato le scuole elementari fino alla quarta classe, ma di scrivere versi se lo sentiva dentro. A 17 anni s'infermò per un'infezione alle ginocchia, oggi basterebbe un po' di penicillina. Invece dapprima è stata a letto due anni, e poi anche ingessata per altri tre. Ma se i genitori disperavano in silenzio, lei aveva fortunatamente... un dispiacere in più. Che la spronava a credere nel futuro, e a un giovane di cui era innamorata e ricambiata. Ma non erano fidanzati, anzi la famiglia di lui lo sconsigliava a prendere una donna in quelle condizioni. Però era amore vero, e quell'uomo, Augusto, quando poi Fosca è finalmente guarita è diventato nostro padre". La vegliarda vedova, ascolta e sorride. Aggiunge che ha altre poesie, inedite, ma che non aveva mai raccontato la vicenda vissuta. Indica una foto incorniciata, di una ventina d'anni fa: è al Circolo sportivo culturale in via Roma, mentre riceve un riconoscimento del Premio di poesia città di Fucecchio.
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