Il Tirreno

Empoli

Una strage dimenticata

Alcune immagini di Fucecchio dopo i bombardamenti. A sinistra piazza Montanelli sopra due militari inglesi in basso a sinistra l’incrocio tra via Nazario Sauro e via Cairoli e sotto la torre di Castruccio
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Alcune immagini di Fucecchio dopo i bombardamenti. A sinistra piazza Montanelli sopra due militari inglesi in basso a sinistra l’incrocio tra via Nazario Sauro e via Cairoli e sotto la torre di Castruccio

A Fucecchio, bombe, mine e tifo causarono oltre 150 morti

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FUCECCHIO. La notte stavano svegli, gli adulti. In attesa. Non potevano permettersi di non udire la sirena dell'allarme, posta sul tetto dell'ufficio postale, all'angolo tra via Farini (via Checchi) e gli Ortacci (piazza Amendola). Avrebbero rischiato grosso. Avrebbero rischiato di trovarsi sotto le bombe sganciate dagli aerei alleati, che per loro erano tutti americani.  L'ansia e le notti in bianco, dal 26 marzo 1944, erano scolpite sui volti. Anche per noi bambini non era un gioco. Non lo era, in particolare, quando si dovevano lasciare le case, così come si era. In pigiama. Ci si buttava per la via del Rio. Nelle fosse. Nei campi. Ombre nel buio pesto. E qualche brivido provocato dall'umidore della notte, soprattutto dalla paura. Sentivi l'odore dell'erba e della terra e dei fiori e degli alberi. Il profumo della notte, lo chiamavi: fatto d'un mucchio di odori ignoti durante il giorno. Sentivi il calore dei corpi che stavano accanto a te, addosso a te quasi, per proteggerti. E quando arrivavano le esplosioni, schianti, eppoi lamenti e pianti, in via del Rio, ecco parole che cercavano di tranquillizzarti: «Non è niente. Tra poco torniamo a casa». Sapevi che non era così.  Ma facevi finta che lo fosse. Al ritorno, il conto dei feriti e dei morti era sempre pesante. Civili. Vittime innocenti. Nessuno riusciva a buttarlo giù. E allora aumentava l'odio verso chi aveva voluto tutto quello. Alla fine del conflitto, anche a Fucecchio, nel suo territorio, l'elenco dei morti apparve troppo lungo. Nomi, tranne quelli dell'eccidio del Padule e pochi altri, finiti nel dimenticatoio. Ingiustamente. L'ultimo giorno di maggio, per una bomba a mano, a San Pierino, muore Marisa Campetti, 9 anni. Il giorno dopo, i tedeschi occupano Fucecchio In giugno, per cannonata, Leopoldo Campigli, 30 anni, Frandesco Taddei, 16 anni, Leonoro Mazzantini e, all'ospedale di Pescia, Iolanda Rossetti, 29 anni. Luglio comincia con l'abbattimento del ponte sjull'Arno. Poi arrivano i morti, per cannonata o bomba d'aereo: Nello Angiolini, Egizio Bacci, Ernesto Bandini, Raffaello Barsotti, Settimo Bertoncini, Sestilio Bocini, Giuseppa Cacciaguidi, Sabatino Campigli, Duilio Caverni, Carlo Cenci, Temistocle Del Terra (uno dei padri del calcio fucecchiese), Cesena Fontani, Eliseo Gerboni, Ferdinando Giani, Edi Latini, Pietro Maestrelli, Alfredo Maltinti, Bruno Mariotti, Denia Monti, 3 anni, sua madre Sonia Ciardini, 21 anni, e sua nonna Giuseppa Bardelli, vedova Monti, 70 anni, Corrado Nigiotti, Leopoldo Orsi, Adalberto Pellegrini, Cesira Piuma, Ada Pozzolini, Lorenzina Signorini, Gino Squarcini, Giulia Tognetti, Giulia e Giuseppe Vezzosi, Giuseppe Vitali, Maria Vivaldi, Giovanni Zucchi (salta su una mina). Amilcare Donnini, 20 anni, partigiano, è fucilato dai tedeschi il 1º luglio. Stessa sorte per Ascanio Masini. Giuseppe Giani, 42 anni, handicappato, è ucciso dai tedeschi. Il suo corpo sarà ritrovato d'ottobre. In Samo, una bomba decima una famiglia di sfollati livornesi: Dilva Gambini, Domenico Perna, Vincenza De Raffaele, Giancarlo Giannini, 2 anni, Anita Boladi.  D'agosto, per cannonata o bomba d'aereo o mina: Nicla Bagnesi, Pasquina Banti, Tommaso Bartolucci, Giuseppe Biagi, Otorino Bianucci, Gilda e Nara Bilanceri, Giuseppe Billeri, Ada e Quintina Bindi, Paolina Botrini, Ugo Bresciani, Agostino Calugi, Arturo e Nello Cambi, Liduina Cantini, Alessio Cavallini, Giuseppa Cecconi, Torello Cioni, Livia Comparini, Isola Conti, Tullio Corsagni, Nello Dainelli, Ferruccio Ferri, Giovanni Galleni, Zaira Lepori, Iva Lorenzi, Siria Lotti, Ada Maltinti, Sinibaldo Martelli, Tommasina Martellini, Pirro Masetti, Giuseppe Masini, Luigi Masoni, Maria Melotti, Pia Morelli, Giuseppe Pacini, Luigi Panicacci, Gaetano Picchi, Mario e Silvio Piccini, Ida Pieroni, Torello Pozzolini, Davina Pro, Alessandro Rofi, Marcello Rossi, Maria Scarlatti, Rosa Scardelli, Livia Soldaini, Ottavio Stefanelli, Bianca Vannucci, Alfredo Viviani. E' del 10 agosto la strage al mulino di Cappiano centrato da una bomba. Muoiono: Olmo Baldi, Annunziata Campigli, Maria Mainardi, Luisa Morelli, Annunziata Selmi. Lo stesso giorno, a sera inoltrata, i tedeschi fanno saltare, in Sant'Andrea, nel capoluogo, la torre di Castruccio. Il 18 agosto, i coniugi Geremia Ficini e Giulia Salvadori sono ammazzati da tedeschi perché messisi a difesa di una conoscente.  E' il 18 agosto. Il giorno è stato fucilato, sempre dai tedeschi, Alberto Briganti. A Gavena, forse ha cercato di scappare. Il 23, nella strage del Padule, i morti di Fucecchio sono Agostino Bandini, Enos Cerrini, Angiolo, Dante, Giuseppe e Quinto Guidi, Guido Matteoni e Sandra Settepassi, 17 anni.  Fucecchio è liberata dagli inglesi il 1º settembre. Ma i lutti non sono finiti. Si continua a morire per le ferite riportate. E' la sorte che tocca a Giuseppe Conti, Gino Masoni, Gualtiero Bardzsky Matteoni, Vincenzo Menichetti, Teresa Montagni, Mario Nardi, Gualtiero Pascucci, Assunta Pieracci e Giovanni Lucchesi. Quest'ultimo è personaggio noto della resistenza locale. La sua casa, in Samo, è stata luogo d'incontri importanti. Lo sconfigge una setticemia, causata da una brutta ferita da scheggia di bomba. Fucecchio, come tutte le località lungo il fronte dell'Arno, deve fare i conti anche con l'insidia mine.  Il 1º agosto, muoiono Maria Scarlatti e Raffaello Bertoncini. Il giorno stesso della liberazione, Rolando Frediani, 15 anni, e Ferrante Ferradini, 41 anni: tutti e due nello stesso punto, ma il primo alle 14 e il secondo alle 16, sull'argine dell'Arno, tra Castelfranco e Santa Croce. Il giorno dopo,. Giuseppe Beconcini. Il 5, Pietro Boschi. Il 6, Antonio Marrucci. Il 26, Rodolfo Donnini. Il 19, Franco Panchetti. Il 3 novembre, Gino Montanelli. Il 9 aprile del 1946, ancora un morto, per mina, è Attilio Parlanti. E' l'ultimo. I fucecchiesi, rientrando in paese, dopo i quaranta giorni di sfollamento, vedono la bandiera gialla sul tetto dell'ospedale. E' in azione un altro nemico, figlio della guerra: il tifo. Altri morti. Ventitré, per l'esattezza. Ben diciassette, le donne. Le prime vittime: Palmira Barnini, 55 anni, e Iolanda Ciulli, 21 anni. Seguite, dopo quattro giorni, da Annunziata Matteoli, 41 anni. In settembre, cinque: Bruna Benvenuti, 16 anni, Duilia Rosati, 30 anni, Luciana Montanelli, 22 anni, Bruna Fedeli, 21 anni, e il primo uomo: Utrillo Sbrana, 34 anni. D'ottobre, sette: Ida Scardigli, 66 anni, Luigi Dragoni, 45 anni, Gelasio Meacci, 77 anni, Maria Rosa Bianconi, 47 anni, Giuseppa Tantini, 64 anni, Silvia Fiorini, 59 anni, Enrichetta Lotti, 63 anni. Di novembre, sei: Quintilia Bucalossi, 37 anni, Indro Ghimenti, 15 anni, Mario Spagnoli, 44 anni, Primetta Frediani, 48 anni, Severina Guasti, 61 anni, Carolina Piacenti, 48 anni. L'epidemia, a dicembre, fa ancora due vittime: Giuseppa Livia Venturi, 48 anni, e Ulisse Banti, 19 anni. Manca poco a Natale, ma chi ha voglia di fare festa? Fucecchio ha troppi morti. Ne trovano anche un altro: uno sconosciuto, forse di nazionalità indiana. E arriva la notizia che Alfredo Soldaini, preso in un rastrellamento, è stato fucilato dai tedeschi a Sasso Marconi. (Ha collaborato Mario Catastini)

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