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Empoli

Gli amici increduli: non è il Matteo che conosciamo noi

La zia di Matteo davanti alla casa dove il ragazzo vive con la madre e la sorella
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La zia di Matteo davanti alla casa dove il ragazzo vive con la madre e la sorella

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 CERRETO GUIDI. «Posso solo pensare che abbia perso la testa per la patente che aveva preso solo da pochi giorni. Ha avuto paura di perdere tutto, macchina e possibilità di guidare. Sì penso questo, non possono esserci altre spiegazioni perché lui è un ragazzo impulsivo ma buono, leale e generoso». A parlare di Matteo Gorelli, il più grande del gruppo che avrebbe picchiato due carabinieri a Sorano ferendoli gravemente, è Francesco Bonanno. E' quello che si potrebbe definire l'amico del cuore del coetaneo ora in carcere a Grosseto. Uscito dalla caserma dei carabinieri con lo sguardo abbassato e una vistosa benda bianca alla testa.  I ragazzi sono entrambi di Cerreto Guidi, si conoscono da 14 anni. «Si può dire che siamo cresciuti insieme - dice Francesco - e ora siamo tutti e due rappresentati dell'istituto tecnico Ferraris». «Sono rimasto veramente stupito - va avanti ancora - mi sono venuti i brividi a pensare a lui e a questo massacro, non riesco a crederci».  E' da una decina di giorni che non vede Matteo ma la descrizione che dà dell'amico è agli antipodi rispetto a quella con cui il giudice lo ha trattenuto in carcere a Grosseto. Nell'ordinanza il gip parla di «un'esplosione di ferocia inaudita, di spietatezza e lucidità». Un ritratto che non combacia affatto con quello fatto da chi fino a domenica sera lo ha avuto a fianco come amico o come figlio.  Ecco come Francesco descrive Matteo studente: «A scuola non è bravissimo ma si arrangia - racconta l'amico - per gli amici fa tutto, quello che è suo è anche degli altri». Poi nel tempo libero è uno come tanti: «Gioca a pallone, esce con noi di Cerreto e ora va anche a Sovigliana, ai giardini, dove ha un altro giro di amici. Ma non si droga, beve qualche bicchiere come facciamo tutti quando andiamo fuori. Quello che guida non beve e gli altri si possono fare qualche bevuta ma sempre senza eccessi. E Matteo è come tutti noi, non ce l'ha sempre grossa».  «Mi dispiace ancora di più per lui perché negli ultimi tempi era stato messo a dura prova - va avanti Francesco - qualche mese fa era morto suoi nonno al quale lui era particolarmente affezionato e poi si era lasciato con la sua ragazza». Gianmarco Zucchelli è un altro amico di Matteo e traccia lo stesso identikit. «E' un tipo tranquillo - spiega - non l'ho mai visto fare a botte. Non credo si drogasse, beveva un paio di bicchieri quando andava nei locali, qualche volta al Central park a Firenze, altre volte qui in zona».  La notizia del fatto di cui si è reso protagonista Matteo ha provocato stupore anche all'Iti Ferraris dove era conosciuto come uno degli animatori delle occupazioni. Uno che si spendeva per le cause e che metteva in discussione sempre l'autorità. «Era un ragazzo che si poneva tanti dubbi sulla sua personalità - spiegano all'istituto - avevamo cercato di aiutarlo con i nostri pochi mezzi, mettendolo in contatto con uno psicologo della scuola». «Protestava spesso ma sempre in forma educata - spiegano ancora - la reazione che ha avuto non era assolutamente prevedibile. Un fatto questo comesso senza avere lucidità». L.A.

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