La manifestazione
«I nostri ragazzi? Non è possibile»
Sconcerto per l'arresto dei 4 giovani dopo il massacro dei carabinieri
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EMPOLI. Uno studente di Cerreto, un ragazzo di Limite che lavora insieme ai genitori commercianti e il terzo di Vinci che fa l'apprendista in una azienda artigiana. Tre giovani, 19 anni il primo e 17 gli altri due, che hanno lasciato gli abiti dei bravi ragazzi e, dopo aver partecipato a un rave party a Sorano (Grosseto), ieri mattina hanno aggredito a bastonate due carabinieri che li avevano fermati per un controllo.
Uno è in fin di vita e l'altro rischia di perdere un occhio. Non solo: i tre, insieme a una ragazza di 17 anni di Lastra a Signa che era con loro, sono fuggiti in auto lasciando i due militari in terra e prima di esser bloccati (e poi arrestati), vicino a Pitigliano, hanno tentato di speronare la pattuglia che li aveva intercettati. Un corto circuito di violenza forse dovuto anche all'alcol e alla droga.
Forse. Ma nei loro paesi nessuno, né le famiglie e né gli amici, riesce a spiegare questa reazione inaudita. «No, i nostri ragazzi non possono essere stati», questo il commento all'unisono alla notizia dell'aggressione. Uno dei minorenni lavora coi genitori in un locale dell'Empolese. Domenica ha lavorato fino a tardi. Poi ha chiesto a mamma e babbo di andare a divertirsi con gli amici.
I genitori lo hanno accontentato: «Ancora non so niente. Vorrei andare da lui, ma mi hanno detto che per ora non posso. Prima di tutto devo capire che cosa è successo». Parole dettate dal cuore e segnate dallo sconforto. Frasi di una mamma col cuore spezzato al pensiero di un figlio-modello salutato dopo una giornata di lavoro e ritrovato attraverso una telefonata dei carabinieri: «Suo figlio è stato arrestato insieme a tre amici per aver massacrato due carabinieri». Prima di subire anche l'umiliazione della perquisizione dell'abitazione.
«Ma mio figlio - assicura la donna - non ha mai fatto niente di male. Se ci ha mai creato problemi? Assolutamente, non me ne ha mai dati». Il figlio è finito in manette. Lei è sconvolta. Ma ieri, insieme al marito, ha deciso di tenere comunque aperto il locale. Tra un caffè e l'altro, a fare da contrasto alla leggerezza dei clienti che si godono la giornata di festa, il pensiero va fisso a quel macigno sullo stomaco: «Ieri sera (domenica, ndr), mio figlio ha lavorato con noi fino a mezzanotte.
Poi, dopo una lunga giornata di lavoro, gli ho dato il permesso di andare in giro con gli amici. Mi sembrava giusto: aveva lavorato tutta la settimana, così come fa sempre, con passione e tranquillità». Ma il regalo di Pasqua si è trasformato in un tormento che lascerà il segno. Lei non poteva immaginare. Del rave party, dell'alcol-test, dell'aggressione e di tutto il resto.
Un incubo che si è materializzato ieri pomeriggio: «Lo ripeto. Prima di tutto voglio capire che cosa è successo. Voglio parlare con mio figlio. Per ora non mi è stato neanche spiegato fino in fondo che cosa è successo e di cosa è accusato». Al campanello di casa dell'unico maggiorenne del gruppetto, Matteo Gorelli, 19 anni, di Cerreto Guidi, non risponde nessuno.
Non c'è neppure il cane che il ragazzo ha preso da poco. Di fronte all'abitazione in via Piave, è parcheggiato il suo scooter grigio. E anche qui la reazione è la stessa della mamma dell'altro. Matteo? Impossibile. Vicini e amici, tutti ne parlano come «un bravo ragazzo».
Figlio di genitori separati, la mamma impiegata delle Poste e il padre con un'attività in proprio, Matteo frequenta l'istituto tecnico a Empoli. «Un'intelligenza brillante, un creativo e un ragazzo educatissimo - è Rita Borghini a parlare, sua insegnante alle elementari - anche ora è sempre lui il primo a salutare.
Era uno tra i più bravi della classe, se non il più bravo. Con le sue doti poteva fare benissimo il liceo invece che l'istituto tecnico». E aggiunge: «Non riesco a credere a quello che è successo, è un ragazzo d'oro, sono sconvolta da queste accuse». Concetti ripetuti anche da chi conosce l'altro minorenne del gruppo, che vive a Vinci e lavora come apprendista in un'azienda artigiana della zona.
Anche i suoi genitori hanno ricevuto la visita dei carabinieri e poi sono partiti alla volta di Sorano, per capire se effettivamente il loro figlio in una notte di follia si è trasformato in un mostro capace di partecipare a un'azione tanto violenta. Lui che violento non è: «Assolutamente - assicura un amico -. È un ragazzo tranquillo, che pensa a divertirsi come tutti noi. Non so che cosa possa essere successo». Sara Bruni Francesco Turchi ALTRI SERVIZI A PAG. 2 E 3
Uno è in fin di vita e l'altro rischia di perdere un occhio. Non solo: i tre, insieme a una ragazza di 17 anni di Lastra a Signa che era con loro, sono fuggiti in auto lasciando i due militari in terra e prima di esser bloccati (e poi arrestati), vicino a Pitigliano, hanno tentato di speronare la pattuglia che li aveva intercettati. Un corto circuito di violenza forse dovuto anche all'alcol e alla droga.
Forse. Ma nei loro paesi nessuno, né le famiglie e né gli amici, riesce a spiegare questa reazione inaudita. «No, i nostri ragazzi non possono essere stati», questo il commento all'unisono alla notizia dell'aggressione. Uno dei minorenni lavora coi genitori in un locale dell'Empolese. Domenica ha lavorato fino a tardi. Poi ha chiesto a mamma e babbo di andare a divertirsi con gli amici.
I genitori lo hanno accontentato: «Ancora non so niente. Vorrei andare da lui, ma mi hanno detto che per ora non posso. Prima di tutto devo capire che cosa è successo». Parole dettate dal cuore e segnate dallo sconforto. Frasi di una mamma col cuore spezzato al pensiero di un figlio-modello salutato dopo una giornata di lavoro e ritrovato attraverso una telefonata dei carabinieri: «Suo figlio è stato arrestato insieme a tre amici per aver massacrato due carabinieri». Prima di subire anche l'umiliazione della perquisizione dell'abitazione.
«Ma mio figlio - assicura la donna - non ha mai fatto niente di male. Se ci ha mai creato problemi? Assolutamente, non me ne ha mai dati». Il figlio è finito in manette. Lei è sconvolta. Ma ieri, insieme al marito, ha deciso di tenere comunque aperto il locale. Tra un caffè e l'altro, a fare da contrasto alla leggerezza dei clienti che si godono la giornata di festa, il pensiero va fisso a quel macigno sullo stomaco: «Ieri sera (domenica, ndr), mio figlio ha lavorato con noi fino a mezzanotte.
Poi, dopo una lunga giornata di lavoro, gli ho dato il permesso di andare in giro con gli amici. Mi sembrava giusto: aveva lavorato tutta la settimana, così come fa sempre, con passione e tranquillità». Ma il regalo di Pasqua si è trasformato in un tormento che lascerà il segno. Lei non poteva immaginare. Del rave party, dell'alcol-test, dell'aggressione e di tutto il resto.
Un incubo che si è materializzato ieri pomeriggio: «Lo ripeto. Prima di tutto voglio capire che cosa è successo. Voglio parlare con mio figlio. Per ora non mi è stato neanche spiegato fino in fondo che cosa è successo e di cosa è accusato». Al campanello di casa dell'unico maggiorenne del gruppetto, Matteo Gorelli, 19 anni, di Cerreto Guidi, non risponde nessuno.
Non c'è neppure il cane che il ragazzo ha preso da poco. Di fronte all'abitazione in via Piave, è parcheggiato il suo scooter grigio. E anche qui la reazione è la stessa della mamma dell'altro. Matteo? Impossibile. Vicini e amici, tutti ne parlano come «un bravo ragazzo».
Figlio di genitori separati, la mamma impiegata delle Poste e il padre con un'attività in proprio, Matteo frequenta l'istituto tecnico a Empoli. «Un'intelligenza brillante, un creativo e un ragazzo educatissimo - è Rita Borghini a parlare, sua insegnante alle elementari - anche ora è sempre lui il primo a salutare.
Era uno tra i più bravi della classe, se non il più bravo. Con le sue doti poteva fare benissimo il liceo invece che l'istituto tecnico». E aggiunge: «Non riesco a credere a quello che è successo, è un ragazzo d'oro, sono sconvolta da queste accuse». Concetti ripetuti anche da chi conosce l'altro minorenne del gruppo, che vive a Vinci e lavora come apprendista in un'azienda artigiana della zona.
Anche i suoi genitori hanno ricevuto la visita dei carabinieri e poi sono partiti alla volta di Sorano, per capire se effettivamente il loro figlio in una notte di follia si è trasformato in un mostro capace di partecipare a un'azione tanto violenta. Lui che violento non è: «Assolutamente - assicura un amico -. È un ragazzo tranquillo, che pensa a divertirsi come tutti noi. Non so che cosa possa essere successo». Sara Bruni Francesco Turchi ALTRI SERVIZI A PAG. 2 E 3
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