Il Tirreno

Empoli

Bellezza e violenza nelle battaglie del Genio di Vinci

Una copia della Battaglia di Anghiari di Leonardo
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Una copia della Battaglia di Anghiari di Leonardo

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 VINCI. Leonardo non esitò a definire la guerra "pazzia bestialissima", eppure per oltre due decenni quello dell'ingegnere militare fu uno dei suoi mestieri preferiti. E lo svolse con perizia e come sempre nel segno della genialità. Non che il Genio fosse un veterano della prima linea, tuttavia sembra che abbia partecipato, e in più di un'occasione, anche a sanguinose e ferocissime battaglie. Del resto, certi particolari che lui descrive per consigliare ai pittori come rappresentare una battaglia, non possono che essere il prodotto di un'esperienza diretta, vissuta sul campo dal punto di vista del soldato.  Il tema della cinquantunesima lettura vinciana era proprio "Le battaglie di Leonardo". Carlo Vecce ha raccontato al foltissimo pubblico, accorso nel tempio degli studi leonardeschi, la Biblioteca Leonardiana, il dilemma di Leonardo di fronte alla domanda che l'artista si pose già dieci anni prima di raffigurare la celebre Battaglia di Anghiari sulle pareti del Palazzo della Signoria: come rappresentare visivamente una battaglia. E lo ha raccontato legando letteratura, pittura, disegno, e facendo scorrere sequenze cinematografiche tratte da capolavori di autori che hanno avuto in Leonardo il loro ispiratore e capostipite, partendo dall'opera di registi come Sergei Eisenstein per arrivare al monumentale Francis Ford Coppola dell'insuperato Apocalypse Now (che non a caso vinse anche l'Oscar per la miglior fotografia). In mezzo, il Morgante del Pulci, le battaglie fra romani e cartaginesi descritte da Livio, la battaglia di Farsalo di Lucano.  Nel Codice A (1492) Leonardo si era cimentato nella soluzione del problema, trascrivendo un testo dal titolo "Modo di figurare una battaglia", destinato a essere il nucleo più antico di un "libro di pittura". La"battaglia", in effetti, fu un genere di grande fortuna nell'arte del Quattrocento, considerato un difficile campo di prova per l'invenzione e la composizione della "storia". E invece il figurare ha per Leonardo un significato più profondo, e più direttamente legato al descrivere, all'uso del linguaggio verbale, lo strumento necessario per'raccontare' la globalità dell'evento e ricrearne dall'interno le scansioni temporali. Questo per arrivare a dire che forse solo il cinema sarebbe riuscito a dare alle diverse sequenze, disegnate dal Genio, un filo unitario, per mezzo del montaggio. Infatti, così come accade con i tardi "Diluvii", così anche le battaglie di Leonardo si rivelano "impossibili" da figurare.  Sono, quelle del Vinciano, battaglie moderne, non più eroici scontri di cavalleria medievale sul modello della battaglia di San Romano, ma mischie confuse nella nebbia prodotta dalla polvere da sparo delle artiglierie, un caos di suoni e odori in cui si muovono, come fantasmi, figure d'uomini e d'animali. Visioni dantesche, queste battaglie rendono visibile un inferno terreno, creato dalla stessa follia dell'uomo e "misurabile" con osservazioni di ordine fisico e meccanico: la leggerezza e la densità del fumo e della polvere, i movimenti ascensionali e discensionali dell'aria, le mistioni di fluidi (il sangue, l'acqua, il fango).  La battaglia offre un enorme campionario di movimenti del corpo umano e di passioni dell'anima esteriorizzate nelle espressioni del volto, frutto per l'artista vinciano degli studi di fisiognomica, che lo impegnarono per tutta la vita. La battaglia, uno spettacolo bello e terribile, che introduce, in termini quasi sacrali e rituali, un tema essenziale in tutta l'opera di Leonardo, quello dell'estetica della violenza. Paolo Santini    DOCENTE A NAPOLI Lo studioso di Leonardo  Carlo Vecce è professore ordinario di Letteratura italiana presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Allievo di Giuseppe Billanovich all'Università Cattolica di Milano, è segretario della Commissione Nazionale Vinciana e autore di una biografia di Leonardo tradotta in diverse lingue; è stato incaricato di preparare l'edizione critica dei manoscritti di Leonardo, ed ha curato per la commissione vinciana le edizioni del Libro di pittura e del Codice Arundel della British Library, sotto la direzione di Carlo Pedretti. I suoi studi sulla civiltà letteraria italiana ed europea tra Medioevo e Rinascimento hanno privilegiato le forme di comunicazione del sapere degli umanisti.

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